Con la Professione Religiosa accetti con gioia che Gesù, presente in te, possa servirti di tutta la tua persona, d’accordo con te, per esercitare il Suo Amore, paziente, sofferente, instancabile verso tutti quelli che ti farà capitare vicino.

La tua cura di ogni giorno sarà quindi quella di fare le parti di Gesù, presente in te; lasciando che Egli faccia tutto quello che vuol fare: pregare con immenso Amore il Padre Suo, anche per tutti i suoi fratelli peccatori, (che siamo tutti noi), vuol dare aiuto a tutti col buon esempio, con la buona parola, col non provocare mai chi fa il male, ma soffrire in silenzio e cercare il momento opportuno per invitarlo a far meglio; vuol consolare chi è afflitto, aiutare chi ha bisogno, lodare chi fa bene, incoraggiare chi è sfiduciato o si sforza di migliorare, ecc. ecc …

Così facendo, seguiamo il Suo consiglio:

“Chi vuol essere mio discepolo, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua”.

Vuol dire che stando uniti a Lui e pensandolo spesso e consigliandoci con Lui (“Mi segua”), prendiamo, ogni giorno, la sua Croce, cioè, l’Amore suo instancabile e paziente verso il nostro prossimo, sempre per adempiere al Suo desiderio di servirsi per questo della nostra persona, col nostro umile ed affettuoso consenso.

Così facendo, non pensiamo a noi stessi, ai nostri guai, o alle nostre buone azioni, né contiamo sulle nostre forze, sulla nostra perseveranza, sulle nostre virtù, ecc. ecc … (tutte cose che farebbero crescere il nostro amor proprio), ma senza pensare direttamente a noi ed alla nostra santificazione, lasciamo che Egli stesso ci fa vivere in modo da renderci sempre più conformi a Lui e quindi a santificarci per davvero, anche senza accorgercene.

Questo è “rinnegare noi stessi”, ossia, non occuparci più di noi stessi, ma di Lui, presente in noi.

Mettere sempre al primo posto Dio

Egli stesso però ci dà subito un amorevole avviso: “Ecco, io sto alla porta (del nostro cuore) e busso”. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con Lui ed egli con me. (Ap. 3,20).

Questa dimora stabile di Lui in noi e di noi in Lui, di cui egli parlò quando preannunziò l’Eucarestia, come faremo per rendercela più viva e più presente nel nostro pensiero e nel nostro cuore durante la giornata?

Se Egli continua a bussare è certo che vuol farci riuscire bene; vuole però una nostra collaborazione. Egli è presente sempre in me, di giorno e di notte, mentre io sono distratto dalle cose che devo fare. Ma Egli presente in me, vuol proprio fare con me tutte quelle cose che l’ufficio, la obbedienza, le buone circostanze mi richiedono.

Quando mi ricordo, gli dirò: Signore Gesù, tu stai in me? Aiutami a tenerti presente!

Devi fare qualcosa? Signore, come vuoi che faccia?

Incontri qualcuno? Signore, come vuoi che mi regoli?

Vedi che le cose vanno male? Signore, tu ne soffri, ed io ne voglio soffrire con te, per condividere ed alleggerire la pena tua.

Dai quaranta giorni passati da Gesù nel deserto, abbiamo una grande verità da imparare. Le tentazioni di Satana a che cosa tendevano?

A far sì che Gesù, anziché occuparsi del Padre suo, con la preghiera di lode e di adorazione, ed occuparsi di noi, suoi fratelli con la preghiera di riparazione e di impetrazione, si preoccupasse di sé stesso, delle sue capacità, della bella figura che potesse fare nel suo ambiente e nel mondo intero.

Ma la risposta di Gesù qual è? È sempre quella di mettere al primo posto Dio suo Padre e la sua volontà.

Noi, nella nostra vita, siamo esposti alle stesse tentazioni, ma come ci regoliamo?

Non pretendere che tutto si aggiusti subito: se per alcune settimane ti alleni a vivere ed agire unita a Lui, è già un gran passo innanzi, anche se tutt’intorno le cose continuano ad andar male.

Il Signore vuol prima rendere te un’anima tutta unita a Lui e solo dopo si servirà di te, se resterai così unita, sia per aggiustare quello che vorrà aggiustare, sia per pregare e soffrire unita a Lui, perché questa è la cosa più importante.

Se talvolta avrai cattive risposte, o insulti, o trattamenti che appaiono ingiusti, è proprio allora che Egli ti vuol compagna della sua passione, mentre ogni cattivo trattamento che altri facesse a te, egli lo considera fatto proprio a Lui stesso. (Matteo 25,40).

Il tenerGli compagnia amorosa mentre Egli soffre, è ciò che egli stesso chiese agli Apostoli anche nell’orto degli ulivi.

Nella preghiera talvolta ti senti vuota o non sai che dire? Egli in te sta pregando e tu contentati di tenerGli compagnia.

Reciti le lodi o il vespro? Sono preghiere sue e tu unisciti alle Sue intenzioni, anche se non sai quali sono.

18 marzo 1970

+ Alberico Semeraro