Con l’Avvento comincia un nuovo anno per la vita dello spirito.
Questo potrebbe essere anche l’ultimo della nostra vita. In ogni caso, un anno è un periodo molto importante e del quale si deve rendere al Signore un grave conto. Infatti, col passare del tempo, il cambiamento in bene diventa più difficile, le cattive abitudini non combattute si rafforzano e col crescere della età diventa assai più faticoso il combatterle e vincerle.
Ma questo anno ha per noi una importanza particolare perché è il primo dopo quel gran dono del Signore che è stato il riconoscimento della nostra piccola famiglia religiosa come Istituto di diritto pontificio. Cerchiamo quindi, insieme, i progressi da realizzare.
Ogni Istituto che la Chiesa approva, ha una particolare caratteristica che lo distingue e che suol chiamarsi carisma.
Cos’è un carisma? È un dono di grazia dello Spirito Santo a singoli od a gruppi di persone, non per un loro privilegio ma perché, dedicandosi a praticare ed approfondire, nella loro attività un particolare aspetto della vita interiore, possano giovare anche al loro prossimo e quindi alla vita della Chiesa nel mondo.
Voi siete “Oblate di Nazareth” e qual è il vostro carisma?
Per riparare a quel distacco da Dio che la disobbedienza dei progenitori aveva portato nella umanità, la Sacra Famiglia, a Nazareth, visse in pieno l’amore a Dio, particolarmente con l’obbedienza a semplici creature umane ma legalmente incaricate di dirigere. Così, Gesù era obbediente a Giuseppe ed a Maria per amore del Padre Suo; Maria, l’Immacolata Ancella del Signore, obbediva amorosamente a Giuseppe; Giuseppe e Maria, insieme obbedivano alle autorità civili e religiose (viaggio a Betlemme, presentazione al tempio, ecc.).
Il vostro carisma, perciò, è appunto quello di vivere e diffondere intorno a voi tale spirito che animava la Sacra Famiglia.
Esso, quindi, non è caratterizzato propriamente dai campi di attività nelle quali siete chiamate di tempo in tempo ad operare, ma appunto da quella intima unione d’amore a Dio, resa più viva ed evidente da una amorosa e generosa obbedienza.
Queste riflessioni sono di particolare attualità anche in vista della preparazione al Convegno ecclesiale di “Riconciliazione cristiana e comunità degli Uomini”, in questo mondo scristianizzato, nel quale il distacco da Dio ha moltiplicato le divisioni nella comunità umana.
A Gesù fu chiesto: “Quale è il primo di tutti i comandamenti?”.
E Gesù rispose: “Il primo è: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze. Non vi è altro comandamento maggiore di questo”.
Cerchiamo di capirlo bene, per vedere se l’anima nostra è nel suo giusto
cammino. Cominciamo dalle prime parole: Amerai il Signore tuo Dio.
Come puoi sapere se lo ami per davvero? Perché il pericolo più grosso sta nel credere di amare il Signore, mentre in realtà ami principalmente te stessa e le tue idee. Quando ami principalmente te stessa, in realtà Iddio non lo ami quasi per niente: perché l’amore per Dio e l’amor proprio sono in contrasto tra loro: se ami Dio, rinneghi te stessa e se ami te stessa disordinatamente, volti le spalle al Signore, anche senza che te ne renda conto chiaramente. Un modo per accorgersi può essere questo: vedi chi cerchi di accontentare di più, perché noi accontentiamo di più quelli che amiamo di più.
Ricordi ciò che avvenne nel Paradiso terrestre?
Il Signore aveva ad Adamo ed Eva detto che potevano servirsi dei frutti di tutti gli alberi, fuorché di uno che stava nel bel mezzo di quel giardino.
Perché lo aveva proibito? Quell’albero che la Scrittura chiama “Albero della conoscenza del bene e del male”, era destinato a far fare loro una scelta.
Vedendo quei bei frutti e conoscendo insieme la proibizione del Signore:
-o si decidevano a ricambiare l’infinito amore di Dio con una amorosa obbedienza, sapendo che se Egli proibisce qualcosa è solo per il nostro vero bene, ed allora avrebbero rinunziato volentieri a quei frutti attraenti. Questa rinunzia, ripetuta tutte le volte che si passava sotto quell’albero, avrebbe reso il loro amore per Iddio ogni giorno più puro, più forte e più santo.
-oppure, trascurando di pensare al Signore ed al Suo amore e fissando tutta l’attenzione e tutti i loro desideri solo su quei frutti, decidevano di mangiarne. In questo caso, per non perdere una breve e illusoria soddisfazione, finivano per rinunziare a tutti i beni assai più veri e duraturi che si trovano nell’obbedire a Dio.
Nel primo caso “conoscevano” il bene, nel secondo caso “conoscevano” il male. La parola conoscere, infatti, nel linguaggio biblico, significa precisamente diventare familiari, unirsi a qualcuno o a qualcosa.
La conseguenza quale fu?
Con la preferenza data ad una soddisfazione sensibile, perdettero anzitutto ogni forza contro le tentazioni d’ogni genere, ma soprattutto, anziché rafforzarsi nell’amore di Dio con una filiale obbedienza, caddero nella paura verso di Lui ed anelarono a nascondersi.
Così, anziché “familiari di Dio” e del bene, si resero “familiari” del male e del peccato, come il nome dell’albero già indicava.
Per le anime consacrate e per voi in particolare, care Oblate di Nazareth, il voto dell’obbedienza è un vero “Albero della conoscenza del bene e del male”.
Di fronte alla regola o a qualunque disposizione dei legittimi superiori, anche ciascuna di voi ha una scelta da fare:
-o tu pensi al Signore che ti ha chiesto di obbedire solo perché a questa tua filiale obbedienza Egli ha collegato tutto il tuo vero bene, tutti i suoi aiuti per la tua crescita nella virtù e nella pace interiore ed il sicuro arrivo alla felicità eterna: in questo modo obbedirai con gioia senza contrari pensieri e resti una figlia di Dio, che ricambia il suo amore e vive nella sua grazia;
-oppure, trascurando di pensare al Signore, comincerai a pensare a tutte le ragioni che Satana e l’amor proprio (che van d’accordo), ti suggeriranno per disobbedire; tornerai a tanti ragionamenti che ti inducono a preferire il tuo modo di vedere ed a non rinunziare a quei frutti proibiti di soddisfazioni che la fantasia ti promette, e trascurerai di seguire Gesù nella sua via di obbedienza al Padre. Satana, senza che te ne accorgi, diventa il tuo consigliere e tuo padrone, come per Eva.
Ma di fronte ad un ordine che non ti va a genio, per non farti accorgere che disobbedisci a Dio, il nemico ti presenterà subito una sua solita insidiosa domanda: ma questa è una volontà di Dio o è solo un capriccio, un arbitrio, un dispetto della tua superiora?
In questo devi stare attenta a non lasciarti imbrogliare. La superiora ha anch’essa il voto di obbedienza ed è obbligata ad osservarlo più di te. Se agisce contro la regola o contro le disposizioni dei superiori maggiori, farebbe un peccato ancora più grave, di cui il Signore le chiederà conto. Ma questo è un fatto di cui Iddio non vuole che ti occupi tu, perché ha riservato a Sé il compito di giudicare, mentre a noi dice: “Non giudicate! Non condannate!”.
Egli poi è così grande che, se per amor Suo e pensando a Lui, tu obbedisci per accontentarLo, “tutto fa cooperare al bene per quelli che Lo amano”.
Anche per gli eventuali ordini sbagliati o addirittura cattivi, Egli chiederà conto a chi ha sbagliato nel comandare, non a chi ha obbedito.
Finché la superiora agisce nell’ambito della sua facoltà, la tua obbedienza va direttamente al Signore, al Padre nostro che è nei cieli, così come Gesù, di fronte a Pilato, obbediva al Padre.
Quando, infatti, Pilato disse: Non sai che io ho il potere di liberarti ed ho il potere di crocifiggerti? Gli rispose Gesù: “Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse stato dato dall’alto”.
Il superiore che facesse cattivo uso della sua legittima autorità, farebbe peccato, e di questo renderebbe esso conto a Dio: Perciò Gesù aggiunge: “Perciò colui che mi ha consegnato a te ha un peccato più grande”. Pilato, pagano, pecca condannando un innocente; Caifas, autorità religiosa, che dovrebbe essere molto più fedele a Dio, fa per ciò stesso un peccato ancora più grave; Gesù che si lascia crocifiggere obbediente fino alla morte e morte di croce, onora il Padre.
Quando si dice che con l’obbedienza ai superiori si obbedisce a Dio, non si intende dire che i superiori siano direttamente ispirati da Dio, perché, come ho già detto, potrebbe anche capitare che essi sbaglino, significa solo che il Signore vuole che, quando essi prescrivono qualcosa, tu, anziché preferire ciò che piacerebbe a te, preferisca ciò che essi ti chiedono: ciò per contraddire il tuo amor proprio e così contentare il Signore che vuol trovare in te una generosa obbedienza.
Ciò non toglie che tu possa esporre qualche tua ragione contraria che ti appaia importante, ma sempre senza insistenza e senza impuntarti.
Solo se ti si comandasse di fare una cosa contraria alla legge di Dio, tu devi obbedire a Dio e non a chi ti chiede un peccato.
Occorre pensare al Signore quando si obbedisce? Non basta pensare alla superiora?
È cosa necessaria per il gran bene che porta e per gli errori che ti fa evitare:
-Eserciti e rafforzi la tua fede nella presenza di Dio.
-È una preziosa occasione per presentarGli un atto di quel necessario amore che così cresce, si rafforza e diventa più stabile.
-Ci si unisce a Gesù obbediente che anche per questo viene ogni giorno a dimorare in te con l’Eucaristia.
-Si ottiene un aiuto di grazia e di forza che illumina tutta la nostra vita.
-È una cosa che perfeziona tutta la tua persona, perché tutta la tua vita diventa più serena, più forte e più unita a Dio.
Cosa accade invece se al Signore non si pensa affatto?
-L’obbedienza, anziché un atto di amore per il Signore, diventa come un rapporto tra due persone umane, tra te e la superiora.
Da qui molti inconvenienti che tante volte hai sperimentato.
-Ti viene di fare un confronto tra ciò che ti si chiede e ciò che tu vorresti fare e ti pare subito che la tua idea sia migliore.
E se fosse veramente migliore? Può essere e puoi anche esporla, ma senza insistere. Perché lo scopo vero dell’obbedienza non è quello di avere un vantaggio materiale, ma l’allenarti ad amare ed obbedire al Signore, così come era lo scopo di quell’albero ciel paradiso terrestre.
Dio infatti vuole che tu preferisca ciò che ti si prescrive a ciò che tu pensi, non perché quello sia sempre migliore, ma anzitutto perché non è tuo, mentre la cosa più importante, per te e per la tua vita eterna, è che tu vinca il tuo amor proprio. Così aiuti te e la Comunità con la grazia che le ottieni e col buon esempio che dai, anche alla tua stessa superiora.
-Ma c’è anche una ragione umana. Se pensi sempre alle buone idee che tu ami, resti sempre con quelle e non progredisci mai.
Se invece fai con fiducia e con amore ciò che ti si prescrive, ti accorgerai ben presto che c’erano anche delle buone ragioni che a te non erano prima venute in mente e finirai per arricchirti di nuove idee ed esperienze diverse, che altrimenti non avresti acquistato.
-C’è ancora un’altra ottima ragione. La superiora è anch’essa una creatura umana ed è tuo prossimo, che devi amare come te stessa; anzi Gesù prescrive che tu faccia ad essa ciò che vorresti che gli altri facessero a te. Accontentando il Signore con l’obbedire generosamente, tu accontenti anche lui e fai così una seconda cosa tanto gradita a Dio: rendi più lieta e serena quella creatura, che forse è già stanca ed avvilita per le disobbedienze di altri.
-Quel tuo atto di amore rende più serena la vita comune, mentre tu aiuti anche il bene spirituale e l’anima umana della superiora, cosa che è anch’essa tanto gradita a Dio. Se invece preferisci lasciarla col dispiacere della disobbedienza, Gesù non ti dirà: “Ciò che hai fatto anche all’ultimo dei miei fratelli, l’hai fatto a me?”.
-C’è poi una quinta ottima ragione. Se pensi al Signore, l’obbedienza diventa in te una virtù stabile e continua che aiuta a migliorare e perfezionare il tuo carattere. Se invece pensi solo alla persona umana della superiora, finisci per obbedire solo quando essa ti vede: quando invece non ti vede è facile che ti venga di fare a modo tuo e così le abitudini non si correggono mai e nella tua vita non si vede alcun vero progresso. Chiunque vuol veramente progredire, chieda a Gesù nella Comunione e nella adorazione, che l’aiuti a raggiungere questa virtù e si metta a praticarla con più costanza.
-Concludendo, ci chiediamo: come si può amare il Signore con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze?
–Con tutto il tuo cuore.
Amare i tuoi gusti, i tuoi ragionamenti, ed i tuoi progetti, più di quelli che il Signore ti chiede attraverso l’obbedienza, è amare più te stessa, e, se così fai non ami affatto il Signore con tutto il cuore, ma con meno di metà cuore, perché la parte maggiore del tuo cuore è rivolta a te.
–Con tutta la tua mente.
Dire mente è riferirsi ai pensieri sui quali preferiamo fermarci.
Se quando ti si dà qualche incarico o qualche disposizione non pensi affatto al Signore, né al voto di obbedienza, ma pensi più a te stessa, ai tuoi diritti, ai tuoi desideri, alla tua salute, al tuo prestigio, alla stima che gli altri hanno di te, ecc. ecc.; se metti più impegno nell’esporre ciò che a te pare bene, anziché nel cercare le buone ragioni che ci saranno in ciò che ti si chiede; se quando ti fanno una osservazione od un rimprovero metti più impegno nel trovare come difenderti anziché cercare di scoprire quello che è il tuo torto o la parte sbagliata del tuo modo di agire, come puoi pensare che ami il Signore con tutta la tua mente?
La tua mente, i tuoi pensieri sono rivolti più a te stessa che al Signore.
–Con tutte le tue forze.
Se sciupi una parte del tuo tempo e delle tue energie in cose che né la regola né l’obbedienza ti hanno chiesto, ma che servono solo ad assecondare i tuoi gusti o la tua vanità o il desiderio di fare buona figura, di realizzarti, ecc., come puoi pensare che ami il Signore Dio tuo con tutte le tue forze?
In questo tempo di Avvento, mia buona figliuola, cerca di ritornare spesso a meditare i singoli punti di questa Circolare, punti tanto importanti per un vero progresso della tua vita di consacrazione.
La nostra vita di donazione a Cristo, infatti, si trova attualmente ad un livello mediocre e con l’aiuto della Madonna e di S. Giuseppe dobbiamo iniziare questo cammino di crescita per una unione più viva e più profonda con Cristo Signore.
Sacro tempo dell’Avvento 1984
+ Alberico Semeraro