Certe volte ci viene da pregare il Signore, come per persuadere un ostinato che per durezza di cuore non ci vuol contentare.

Con le persone umane può capitare che noi chiediamo qualche cosa di buono a qualcuno che non ce la vuol dare, che non conosce i nostri bisogni, oppure li conosce ma non ce li vuol dare, per avarizia o per cattiva volontà. Ma col Signore è una immensa sciocchezza pensare cose simili.

Se desideriamo una cosa veramente buona, è Lui che ci ha fatto venire quel desiderio e ce lo mantiene vivo nel cuore, perché è Lui che vuol darci tutto ciò che è bene per noi.

Ma se Lui mi ha fatto venire il desiderio e sto chiedendo appunto quella cosa che Egli mi ha fatto desiderare, perché non me la dà, mentre è già da tanto tempo che la sto chiedendo?

È perché vuole che da parte nostra collaboriamo alla Sua grazia per renderci più capaci e più adatti ad accogliere quel dono.

Perché ci conosce bene e ci ama per davvero, esige tre cose:

-che ci rendiamo chiaro conto della resistenza e degli ostacoli, perché la sua potenza si manifesta pienamente nella debolezza.

-che ci rendiamo altrettanto conto della grandezza del dono che il Signore ci farà a tempo giusto.

-che ci mettiamo con la Sua grazia ad agire contro quelle passioni.

La perseveranza e la lunga insistenza delle nostre preghiere renderà sempre più vivo e costante il nostro desiderio di quel beneficio che chiediamo, insistenza e perseveranza che ci fa diventare più attenti a custodire gelosamente in noi il dono che riceveremo quando vorrà.

Se invece, mentre desideriamo qualche virtù o qualche grande grazia, continuiamo a non volerci staccare da qualche cattiva abitudine a cui ci siamo abituati, e delle quali magari non ci siamo ancora voluti render conto, rendiamo noi stessi indegni ed incapaci di utilizzare degnamente il gran dono che Egli continua a volerci dare.

Questa nostra purificazione e questa nostra preparazione sono assolutamente necessari per poter avere i grandi doni che Egli tiene pronti per noi, poveri peccatori che Egli vuol guarire ma con la nostra collaborazione volenterosa.

Perciò nel Vangelo, prima di dire: “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto, perché chiunque chiede riceve, e chiunque cerca trova, a chi bussa sarà aperto”, aveva dichiarato in modo solenne: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi”.

Egli è la Verità ed esige che ci rendiamo bene conto di ciò che da noi meriteremmo per i nostri peccati e le nostre passioni e respingiamo da noi queste cose mentre stiamo chiedendo il dono che ci ha fatto desiderare e ci sta aiutando a chiedere.

Ciò che Egli vuol darci è cosa di grande valore e santità. Certamente ce le darà come si è impegnato, ma solo, appena avremo aperto bene gli occhi, con vera umiltà di cuore, sulla grandezza del Suo dono e sulla realtà della nostra miseria, da cui ci vuol tirar fuori, perché la grandezza del Suo Amore Misericordioso da questo possiamo ben conoscerla: facendosi uomo ed unendoci a sé ha voluto scendere in quell’abisso di miseria che noi siamo per portarci a quello slancio di bellezza che Egli è.

Ma perché parla di cani e di porci?

È nello stile dei popoli semiti e del linguaggio biblico, come quando Gesù parla di pagliuzza e di trave nell’occhio dei farisei che “colavano il moscerino ed inghiottivano il cammello”.

Vuol farci capire le verità più difficili con esempi che a noi sono tanto chiari: perché come noi non getteremo cibi di altissimo prezzo per nutrire un cane che passa e non getteremmo gioielli preziosi nella mangiatoia dei porci, perché quelli cercano solo cose molto più misere, come le ghiande e la crusca, e ci ribelleremmo stizzosamente a chi desse loro delle perle preziose che loro non riescono neppure ad apprezzare in benché minima misura, così Dio non può dare virtù preziose a chi non può manco apprezzarle, mentre vuol continuare a coltivare in sé passioni indegne della sua santità, come sono l’impurità, l’avarizia e specialmente l’amor proprio.

Non lamentiamoci dunque del Signore come se fosse Lui a non volerci dare la santità di vita, ma accettiamo con più umiltà di cuore la Sua parola quando ci fa avvisare e richiamare per quei difetti che non vogliamo riconoscere nella loro gravità.

Concludiamo con la preghiera della liturgia: “Ridesta, Signore, la volontà dei tuoi fedeli, perché collaborando con impegno alla tua opera di salvezza, ottengano in misura sempre più abbondante i doni della tua Misericordia”.

Villa Betania, 4 agosto 1985

+ Alberico Semeraro