Quarant’anni verso Nazareth
A cura di Dora Ciotta
Tipolitografia Spoletina, Spoleto 1996
Introduzione di Mons. Cosmo Francesco Ruppi
Questo libro che ho l’onore di presentare non è solo la storia di una piccola famiglia religiosa, nata dal cuore di un Vescovo pugliese, e neppure solo la cronistoria quarantennale di un cammino, a volte tortuoso e sofferto, ma sempre generoso e fecondo di una Congregazione, intitolata alla Sacra Famiglia di Nazareth. È qualcosa di più: è la registrazione del cammino di Dio sulle nostre strade, la storia intima di quello che lo Spirito sa fare, avvalendosi dei poveri mezzi dell’uomo e accettando anche condizionamenti, incomprensioni, vicissitudini terrene, a volte polverose e scomposte, ma pur sempre finalizzate alla maggior gloria di Dio.
Sono grato alla M. Generale delle Oblate di Nazareth, la solerte e generosa Suor Filomena Gallo, dell’onore che mi fa, richiedendo di aprire queste pagine con una mia riflessione. È un onore e una gioia, perché di questi quarant’anni, almeno una decina li ho vissuti a latere, condividendo, cioè, col venerato Fondatore, le gioie e i dolori, le tensioni e le speranze. E ancor più, perché incoraggiai e sostenni la nascita dell’opera nel mio paese natio, Alberobello, divenuta poi la Sede Generalizia della Famiglia delle Oblate di Nazareth.
Ricordo con gioia quegli anni ‘70, in cui S.E. Mons. Semeraro tribolava per il riconoscimento pontificio dell’Istituto. Tribolava, camminava e scriveva lettere e memorie … Pregava, soffriva e taceva, invitando tutti al sorriso e alla fiducia, incarnando visibilmente, nella sua grande faccia e nelle mani, appoggiate l’una sull’altra, la fatidica parola: “Madre mia, fiducia mia!”
Il giovane prete era al suo fianco, a lavorare più di penna, che di parola. Era con lui a scrivere e correggere relazioni e memorie, in questo (devo ricordarlo, per debito di lealtà!) sempre sostenuto dal Vescovo di Monopoli-Conversano, quell’uomo buono e santo che è Mons. Antonio D’Erchia, oltre che da quell’altro sant’uomo, che era l’Arciprete don Peppino Contento, grande amico delle Oblate.
Le pagine con le memorie raccolte dalla dott. Ciotta non contengono tutta la storia di questi 40 anni passati. Il più non è stato scritto ed è bene che non sia stato scritto, perché nella vita della Chiesa la maggior parte degli eventi è lasciata al segreto di Dio, che scrive parole dritte su righi storti. Nessuno pensi, però, alle solite vicende terrestri, tutte intrise di contraddizioni, arrivismi, polemiche, avversità, etc.
Nella Chiesa, unico intento è sempre quello della gloria di Dio e del bene delle anime, per cui anche la storia delle Oblate è stata sempre la storia di Dio; e, le sue vicende, sempre sono state le vicende di una famiglia in cui tutti, Vescovi, sacerdoti e fedeli, hanno espresso il meglio di sé, con quella retta intenzione che non si nega a nessuno, almeno nelle autentiche comunità ecclesiali.
Sarei reticente, però, se non ricordassi che anche in questa storia vi sono stati passaggi difficili e delicati, che hanno fatto molto soffrire le Suore e l’amatissimo Fondatore. Mai, però, ho ascoltato una parola di critica, di dissenso, di astio da parte di Mons. Alberico Semeraro!
Mai un giudizio severo e negativo su chicchessia! Mai una sola parola men che riguardosa nei confronti di chi non condivideva le sue ragioni e le sue decisioni … Sempre silenzio, sorriso e pazienza! Sempre il volto sereno e pacioccone, santamente pacioccone, riusciva a sorvolare su eventi che avrebbero potuto far sollevare critiche o dissensi.
Il Fondatore di questa generosa Famiglia religiosa sembrava davvero uscito dalla Casa di Nazareth e sembrava vivere sempre in quella povera casetta, in cui si respirava solo l’aria di Dio: detto il Fiat, Maria rientra nel silenzio e parla solo per magnificare il Signore.
La preoccupazione del Padre, allora, come sempre, era solo quella di guidare personalmente le sue Suore, con parole, meditazioni e scritti, manifestando in questo, la vera caratteristica di chi, oltre che Fondatore, è innanzitutto Padre e Maestro. Un vero padre Mons. Alberico Semeraro! Lo è stato per la Chiesa Oritana e lo è stato particolarmente per queste Figlie che ha generato alla vita consacrata e ha formato con l’amore del padre e della madre.
È appunto dal suo cuore paterno, che quarant’anni fa nacque una Famiglia religiosa e nacque come servizio alla Chiesa locale, alle molteplici istanze apostoliche che il giovane Vescovo di Oria avvertiva. Fu un dono di Dio alla Chiesa e, col passar del tempo, col crescere delle figlie, e l’espansione missionaria ormai in atto, ha mostrato sempre più la sua fecondità.
Il piccolo gruppo di Sorelle, quasi tutte del posto, è oggi una bella famiglia, che non solo ha ricevuto il riconoscimento pontificio, ma ha allargato le sue ali fino all’Africa e all’America meridionale, accogliendo giovani di quattro continenti. Ed ancora il Fondatore, vegliardo di Dio, continua a vivere accanto a loro, offrendo ad ognuna il tributo del suo affetto e della sua instancabile preghiera.
Chi leggerà queste pagine rimarrà certamente edificato, e chi ha accompagnato, un po’ da vicino, un po’ da lontano, il cammino delle Oblate di Nazareth sa che, tutto quel che è avvenuto, è opera di Dio e frutto della presenza costante della Vergine Maria. Senza l’aiuto dello Spirito, non solo il ramoscello piantato accanto ai Santi Medici sarebbe seccato, ma la sua fecondità sarebbe stata un sogno, al massimo, un pio desiderio e nulla più.
È proprio vero che, per giudicare un albero, bisogna attendere la maturazione dei frutti, ma soprattutto guardare alla qualità dei frutti stessi. Mons. Semeraro ha seminato e ha piantato; Dio ha dato la fecondità ed ora, questo albero stupendo, nato nel segno di Nazareth e a Nazareth sempre proiettato, ha messo le ali e ha raggiunto paesi e continenti, venti anni fa, neppure immaginabili.
Quando, giovane prete, vedevo le Oblate e quando, accompagnavo Sua Eccellenza Mons. Alberico e la Madre nei primi passi romani, sentivo già che quella era opera di Dio, avvertivo che il Signore stava preparando giorni di grazia e ringraziavo la Madonna per tutto, anche per la gioia di verificare direttamente come la fede e solo essa sorregge uomini, istituzioni e comunità.
La fede di Mons. Semeraro è una fede semplice, serena, ma anche forte, come le querce della Murgia. Le sue origini non tradiscono mai l’interiorità essenziale, e la sua concretezza (era capace di disegnare e progettare da solo edifici, mobili e arcate!) supera ogni immaginazione.
È stata, per me, una grande grazia, averlo potuto conoscere da vicino ed ora, quando riprendo nelle celebrazioni solenni il pastorale dorato, che volle donarmi per la mia consacrazione episcopale, sento nelle mie mani una grande eredità di servizio e di donazione senza limiti …
La Puglia gli è grata per il lungo servizio svolto nella nobile Chiesa di Oria, ma la Chiesa gli è ancora più grata, perché, tra le tante opere, nate dal suo cuore, c’è anche questa famiglia religiosa che, a quarant’anni di età, è tutta proiettata verso immensi traguardi apostolici e missionari.
1° novembre 1996 – Festa di Ognissanti
+ Cosmo Francesco Ruppi
Arcivescovo Metropolita di Lecce
Presentazione di Suor Filomena Gallo
Superiora Generale delle Oblate di Nazareth
Sorelle mie carissime,
in varie occasioni e in diversi documenti, il Santo Padre Giovanni Paolo II raccomanda agli Istituti Religiosi di “tornare alle fonti della propria origine” per ricordare le idee, i motivi, i programmi da cui sono nati gli Istituti e riscoprire gli entusiasmi ed il fervore, per farli rivivere, pur con adattamenti necessari all’epoca attuale, nell’azione e nelle anime di oggi.
Spinta da questi autorevoli richiami, a nome delle Oblate di Nazareth, celebrando il quarantesimo anno della nostra istituzione, ho incaricato la dott. Dora Ciotta, che ha conosciuto nei primi anni del suo episcopato a Oria Mons. Semeraro come Presidente diocesana delle Gioventù Femminile di Azione Cattolica, di preparare questa cronistoria raccogliendo, in rapida sintesi, le memorie storiche dell’intero Istituto, così come conservate nel nostro archivio.
Di un fiume si va a scoprire l’origine, il primo filo d’acqua che sgorga dalla sorgente nascosta tra le rocce del monte, lo si segue nel passare attraverso pietre, prati verdi, boschi ombrosi, accogliere di qua e di là altri rivoli che ne ingrossano la portata, finché lo si ammira quando solenne e maestoso rende feconda la vasta pianura.
È un atto di immensa riconoscenza verso il nostro venerando Fondatore, Mons. Alberico Semeraro, che, anche nei limiti della sua avanzata età e della malferma salute, è la sorgente feconda da cui è scaturita la istituzione e tutti gli innumerevoli e meravigliosi insegnamenti con i quali ne ha seguito lo sviluppo e formato le anime.
È un gesto di ringraziamento cordiale e devoto a quanti, Vescovi, Sacerdoti e laici, in tutti questi anni (è impossibile riportarne i nomi!) ci hanno aiutate, incoraggiate, sostenute in tutti i modi. Una cara occasione inoltre per dire grazie a tutte le Consorelle che, sin dalla prima ora o in anni seguenti, ci hanno accompagnate con il loro lavoro e sacrifici per un tratto di strada e poi, per varie ragioni, hanno lasciato l’Istituto.
In più, il libro vuole essere un piccolo ma fedele testimone per tutte le sorelle che oggi formano le nostre Comunità o si preparano a entrarvi: possa loro servire per conoscere la propria anima e ne traggano incentivo a non scoraggiarsi mai nelle mille difficoltà che ogni volta, ogni vocazione, ogni comunità può incontrare: è la “via stretta” che Gesù ha consigliato di prendere per il cammino verso la vita eterna.
Ma siamo sicure che anche tutti i nostri amici di oggi, e tanti che con fedele attenzione e, spesso, con encomiabile generosità ci seguono, ne avranno vantaggio, perché possano convincersi che essi sono i piccoli rivoli che, a poco a poco, arricchiscono la portata di questo fiume che vuole giungere a inondare e fecondare vaste zone di popoli.
Al di sopra di tutto e di tutti, umile, silenziosa, attenta, la Vergine di Nazareth: la prima Oblata, a servizio di Gesù, a servizio delle anime.
Il suo sguardo, fin dagli inizi, è stato, in tutti i momenti, luce, guida, conforto, stimolo, mille volte le labbra e il cuore del Fondatore hanno ripetuto: Madre mia, Fiducia mia!
La breve preghiera è diventata, anche per tutti noi, il pilastro che ci ha sostenute, il faro che ci ha guidato, la molla potente che ci ha spinte ad andare avanti.
Ieri, oggi, domani! Il motto episcopale del nostro amato Fondatore: Spes messis in semine. La speranza della messe è nel seme. Ciascuna di noi, le prime, le presenti, quelle che verranno, sia uno di questi semi, turgidi di vitalità spirituale, che possono procurare questa messe abbondante di bene nella S. Chiesa di Dio. Rileggeremo allora, con immensa gioia, la parola ciel vangelo: “In questo sarà glorificato il Padre, che portiate molto frutto”.
È l’augurio più bello che formulo a tutte le Oblate di Nazareth “presenti e future” e, con vivo affetto e riconoscenza, a tutti coloro che avranno piacere di leggere questa nostra storia.
21 novembre 1996 – Presentazione di Maria
Vostra aff.ma nel Signore, Suor Filomena Gallo
Superiora Generale