Se a metà della nostra vita scopriamo che siamo un abisso di miseria, questi anni passati sono stati preziosi perché ci hanno aiutato a capire una verità che troppa gente riesce a capire solo quando arriva alla morte, se pure ci arriva.
Perché è un prezioso tesoro?
Perché rende più facili e fecondi i rapporti di ogni genere: col Signore, con tutti i generi di persone, con se stessi.
Col Signore.
Iddio da tutta l’eternità mi amò, quando la mia miseria era già grande: non esistevo, non avevo neppure un minimo di bene.
Una volta nato e dotato da Lui, gratuitamente, di intelligenza, di volontà, di aiuti, li ho troppo spesso usati contro la sua legge, legge che Egli mi ha dato per il mio bene e che io stoltamente e sfacciatamente ho trascurato, accrescendo notevolmente la miseria mia. Ma Egli non solo non mi ha condannato, come aveva pieno diritto, ma ha pagato col Suo sangue la mia redenzione.
Poiché il sommo mio bene è conoscere, amare e obbedire al Signore, è proprio il riflettere a questa mia miseria (doppia miseria; creato dal nulla senza mio merito per predispormi alla felicità eterna, ed ingrato peccatore), è proprio da questa miseria che posso conoscere la grandezza del suo libero amore per me e per cominciare a corrispondere al Suo Amore con l’aderire ed obbedire veramente alla Sua legge, legge che è la sola via per la felicità eterna alla quale vuol farmi arrivare.
Quando dubito del Tuo Amore, o mio Dio, ripenso alla mia miseria ed alle tue parole, o Signore, che per incoraggiarmi mi ripeti:
“Il Figlio dell’uomo non è venuto per i giusti, ma per salvare i peccatori”, e ripeto come il pubblicano della parabola: “Abbi pietà di me che sono peccatore!”.
In essa (Luca, 18,9-14) Tu mi dici anche di non disprezzare gli altri e mi assicuri che mi perdoni tutto, se cambio vita.
La mia miseria mi aiuta anche nel trattare con le persone.
Quando mi viene da criticare gli altri per qualche difetto loro, il ricordo di tutti gli aiuti che io ho avuto da Dio e che mi rendono molto più debitore verso Dio rispetto agli altri, il pensare alla mia miseria mi aiuta a riconoscere che quelli sono migliori di me: e che non ho ragione di criticare loro, perché son più peccatore io.
Quando gli altri mi trattano con meno riguardo o con meno amore di come vorrei, penso a Te, o Signore, che vieni ogni giorno in me che sono la miseria in persona eppure sei da me accolto con tanta freddezza!
Che cos’è quel poco riguardo che altri usa verso di me, di fronte al nessun riguardo che io uso per Te, mio Signore e mio Dio?
Bisogna che la meditazione, la lettura accurata e riflettuta del Vangelo, delle vite di Sante Religiose, di libri di viva spiritualità che ti si danno, tu la pratichi con molto più impegno, evitando di perdere alcun tempo in cose non veramente necessarie.
Tutta la tua giornata trascorrila in compagnia di Gesù dimorante in te (ma troppo spesso dimenticato), e presenta spesso a Lui la tua “miseria”.
Questa, presentata da te a Lui come il lebbroso presentava a Lui le sue carni putrescenti, ti otterranno quella pace dell’anima che ora non riesci a trovare.
Come già detto, il centro dei tuoi pensieri anziché la tua persona, la tua situazione, i desideri tuoi, deve diventare la presenza in te di Cristo Amore che vuol essere aiutato dalle sofferenze ed umiliazioni da noi accettate in unione alle Sue, per la conversione dei peccatori, la santificazione delle consorelle, di tutte le anime consacrate, la moltiplicazione delle buone vocazioni, la risoluzione dei tanti problemi della nostra Congregazione e della Chiesa.
12 ottobre 1982
+ Alberico Semeraro