Per capire bene l’importanza dell’anno giubilare e le utilità delle indulgenze occorre tener presente alcune verità fondamentali che o si ignorano o facilmente si dimenticano.
Ogni peccato grave ha un doppio effetto:
1° Effetto: Offende Dio e quindi ci distacca da Lui;
2° Effetto: Indebolisce l’anima e la rende più inclinata al peccato.
L’unione nostra con Dio si chiama anche vita di grazia ed è una vita nuova che comincia in questo mondo per continuare poi ancora più perfettamente in paradiso. È quindi una vita eterna. Da qui viene una facile conseguenza:
Il distacco da Dio, che si verifica col peccato grave, distrugge nell’anima peccatrice la vita di grazia e la predispone anzi la introduce nella dannazione eterna. Peccare gravemente è imboccare volontariamente la via dell’inferno.
Questo primo effetto del peccato, che è un gravissimo danno, si può riparare col Sacramento della Penitenza, ossia con la confessione sacramentale, sempre se fatta con le dovute disposizioni di vero pentimento e con seria decisione di non tornare al peccato.
C’è poi il 2° effetto: indebolisce l’anima e la rende più inclinata al peccato.
È particolarmente su questa realtà che voglio richiamare oggi la vostra attenzione. Perché a questo secondo effetto del peccato non si pensa affatto e quindi non si fa nulla per rimediare.
La conseguenza è che dopo la confessione non comincia una vita migliore, non si vede un vero progresso nella virtù; le cattive abitudini, che c’erano prima, restano anche dopo, ed anzi man mano si rafforzano e così si ricade facilmente in quei peccati che, avevamo promesso di non commettere mai più.
Questo continuo alternarsi di confessioni e di ricadute è cosa del tutto insopportabile agli occhi di Dio, il quale nell’Apocalisse rivolgendosi appunto ad un’anima consacrata arriva a dire:
“Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo!
Magari tu fossi freddo o caldo” (cioè o tutto ignorante di Dio e quindi con minore responsabilità, o tutto e sempre fedele a Dio).
“Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo sto per vomitarti dalla mia bocca!”.
Cerchiamo dunque di capire con più chiarezza questo secondo effetto del peccato, effetto che neppure una buona confessione, da sola, riesce a distruggere; vediamo poi ciò che occorre fare per ripararlo, e solo così, alla fine, capiremo meglio cos’è il Giubileo ed in qual modo esso potrà portarci veramente un grande vantaggio.
Per capire sempre meglio i due effetti ciel peccato, di cui abbiamo accennato sopra, mi servirò di un paragone materiale.
Se un cittadino tirasse dei sassi contro la finestra del Sindaco del suo paese, fa’ due cose: offende il Sindaco e rompe i vetri.
Se poi, pentito, va a chiedere perdono ed il Sindaco, che è buono, gli perdona l’offesa, i vetri però restano sempre rotti e resta a quel cittadino anche l’obbligo di riparare la finestra ed i suoi vetri.
Così è il peccato: è anzitutto offesa a Dio, perché è azione contraria alla sua legge ed alla sua volontà.
A questa offesa ripariamo con una buona Confessione accompagnata dal dolore e dall’impegno di non tirare più sassi, ossia di non fare più peccati per l’avvenire.
Ma con il peccato abbiamo fatto anche un grave danno all’anima nostra e spesso anche all’anima degli altri, danno che resta nell’anima anche dopo la buona confessione ed il perdono ricevuto, così, come dopo il perdono di quel Sindaco e la pace fatta con lui, i vetri restano egualmente da riparare.
Quale è questo danno che resta nell’anima nostra dopo che con una buona confessione si è avuto il perdono di Dio?
Qual è la ferita che il peccato ci lascia e quale è la cura che dobbiamo fare se vogliamo diventare veramente guariti?
Si è già eletto che il secondo effetto delle colpe che si commettono è quello di indebolire l’anima e renderla più inclinata al peccato.
Il fatto è che ogni azione, o buona o cattiva, che noi compiamo dura un certo spazio di tempo e poi finisce. Ma in realtà non finisce proprio ciel tutto, perché ogni nostra azione lascia in noi una facilità ed una inclinazione a ripeterla sempre più spesso.
Il pentimento non basta per togliere questa inclinazione:
Se vogliamo veramente guarire, dobbiamo compiere con decisione azioni che siano contrastanti con quella cattiva abitudine che ci eravamo procurata.
Mi ero abituato a mormorare di una persona? Non basta accusarmi in confessione e pentirmi: devo cercare di scoprire quali buone qualità, quali meriti abbia quella persona e elevo esercitarmi a parlarne anche agli altri, ed a goderne di fronte al Signore.
Per riparare la inclinazione a piaceri sensibili, tutti i santi si son procurate positive sofferenze con cilizi, col gettarsi tra le spine, con i digiuni e sempre hanno accettato serenamente le sofferenze della malattia o le umiliazioni anche ingiuste che ricevevamo dal prossimo.
Ma questa generosa decisione di agire contro le nostre cattive inclinazioni sappiamo che il Signore la conceda volentieri e sicuramente solo a chi la chiede con umiltà di cuore e con molta insistenza, come Egli stesso ha spiegato.
Dobbiamo unirci a Lui nella nostra preghiera, sapendo che ciò che chiederemo è anzitutto un desiderio suo e perciò lo chiederemo al Padre Celeste nel nome di Gesù. Egli infatti ha detto: “tutto ciò che chiederete al Padre nel nome mio, il Padre ve lo darà!”.
Che dopo la buona confessione resta ancora un nostro debito con la giustizia di Dio, ossia delle azioni positive da compiere, oppure sofferenze ed umiliazioni da accettare, ce lo insegna la Chiesa che nel Sacramento della Confessione fa imporre dal Confessore la “penitenza”, ossia qualche preghiera da fare o buona azione da compiere, che in se stesse sono assai piccola cosa ma servono appunto ad indicare che ci resta ancora un obbligo da soddisfare, come la riparazione dei vetri rotti nel paragone prima accennato.
Negli antichi tempi, la storia ci ricorda che si imponevano ai peccatori pentiti delle penitenze pubbliche e che si prolungavano talvolta per vari mesi e più ancora. Ho voluto qui ricordarlo, anche perché questo ci aiuterà a capire meglio cos’è l’indulgenza.
Qualche volta il Papa o il Vescovo proponevano a qualche peccatore pentito più generoso, di compiere una azione più gravosa ma che durava molto meno come, per esempio, un pellegrinaggio ad un Santuario, al posto di cento giorni di penitenza pubblica. Questo si chiamava indulgenza di cento giorni.
Come potevano fare questo? Abbiamo spesso ricordato quell’altra grande verità che si chiama la comunione dei Santi, cioè il fatto che la Chiesa è come una grande famiglia ben unita, nella quale il lavoro di chi è più forte serve per aiutare anche i figli più deboli.
I meriti della Madonna e dei Santi che sono in Cielo e delle anime più generose che sono in terra (particolarmente le anime consacrate), unite ai meriti della Passione di Cristo, a cui tutti siamo collegati, forma un tesoro di grazia del quale il Sommo Pontefice dispone a favore di quelli che sono nel mondo.
Cos’è allora il Giubileo?
Poiché tra i cristiani e purtroppo anche in anime consacrate non si ripara adeguatamente al secondo effetto del peccato, non si fanno penitenze, preghiere ed opere buone, il mondo in generale va incontro a periodi di maggior disordine e corruzione.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, profondamente preoccupato di questo fatto ha voluto che per un anno intero ci si dedicasse a queste pratiche pubbliche e private di riparazione per ottenere la conversione dei peccatori e la diffusione della fede in tutti i popoli.
Ha invitato perciò tutta la Chiesa a dedicare tutta una annata, da oggi, festa dell’Annunciazione, alla Pasqua del 1984, per arrivare ad una più profonda revisione di vita, ad una vera conversione.
Questo appello, voi Oblate di Nazareth, dovete accoglierlo con un particolare slancio di vita.
È la Vergine SS.ma che sul Calvario è stata costituita da Gesù Madre di tutti, è proprio Essa che chiede a voi, più strettamente legate a questa sua missione materna, questa filiale accettazione dell’Anno Santo.
Dobbiamo finirla con quel tipo di vita senza vero progresso, che si è descritta nell’inizio e dobbiamo dedicarci anzitutto a riparare al 2° effetto ciel peccato come vi ho sopra indicato.
Se questo ci sarà ed aggiungerete ciò che il Papa ha prescritto per il Giubileo, l’Amore Misericordioso condona le negligenze passate e ci darà la grazia, se continueremo ad essergli fedeli, di fare in pochi anni quel progresso che non abbiamo fatto in tutto il corso dei molti anni passati.
La mia preghiera continua vi accompagnerà con un particolare impegno, mentre chiedo per tutte, nel corso di questo Anno Santo, la sovrabbondanza della grazia celeste per l’inizio d’una vita veramente nuova.
25 marzo 1983
+ Alberico Semeraro