Per la vita e lo sviluppo della nostra Congregazione siamo ora ad una svolta decisiva.
Occorreva convincerci, dopo molti anni di esperienza, di due cose:
1° – che si trattava di una cosa assolutamente superiore alle nostre capacità
2° – che non c’è umanamente né alcun rimedio né alcuna speranza di superare le deficienze e le difficoltà che di giorno in giorno sperimentiamo così tenaci.
A questo punto siamo già arrivati: avevamo sperato fino all’estremo in un cambiamento umano o di queste o di qualcuna che venisse da fuori, oppure in un qualche intervento favorevole delle Autorità Superiori, ma non c’è stato niente.
Sono state allora inutili tutte le preghiere e le speranze di sempre? No, sarà anzi proprio frutto di esse quella seconda parte che comincia. Dobbiamo allenarci a riflettere che solo la Onnipotenza divina ed un intervento positivo e straordinario del suo Amore Misericordioso può salvare tutto, dandogli nuova vita.
Gesù però ci ripete senza stancarsi: In verità, in verità vi dico: “Se chiederete qualche cosa al Padre nel Mio nome Egli ve lo darà. Finora non avete chiesto nulla nel Mio nome. Chiedete ed otterrete, perché la nostra gioia sia piena”.
Ma che significa pregare nel Suo nome? Dobbiamo ricordare più decisamente che Egli è presente in noi e vuole che la nostra preghiera e le nostre sofferenze non le consideriamo più come preghiere e sofferenze nostre, ma come partecipazione nostra alle preghiere e sofferenze Sue, perché Egli intende continuare, nascosto in noi, la sua vita, la sua azione, la sua preghiera e la sua sofferenza. Chiede quindi a noi quella unione di preghiera, di riflessione attenta e di sofferenza, quale chiese agli Apostoli nel Getsemani, senza ottenere granché da quelli. Noi ci impegneremo da oggi a considerare e condividere come cosa Sua quei sentimenti che consideravamo finora esclusivamente nostri, e cioè:
- la tristezza Sua, per la apparente inutilità di tutto il suo lavoro e dei suoi sacrifici, apparente inutilità che si perpetua anche nel lavoro e nei sacrifici che noi facciamo uniti a Lui;
- il Suo tedio, ossia il disgusto e l’angoscia per la presunzione e al rozzezza di molti tra i chiamati a collaborare con Lui, (ieri come oggi);
- la paura per tutte le contrarietà, il desiderio di vendetta e l’odio che da ogni parte incombevano sulla Sua persona e sulla Sua opera.
Se queste sofferenze che già sperimentiamo e conosciamo, le considereremo e le accetteremo come partecipazione nostra alla Sua passione e la offriremo al Padre insieme a Lui; se con Lui ed in Lui, come membra della Sua umanità, pregheremo perché il miracolo che ci occorre sia solo una manifestazione ed una glorificazione dell’amore del Padre per il Figlio Suo, nello Spirito Santo; se chiederemo che tale risurrezione, somigliante a quella di Lazzaro, non sia per una soddisfazione nostra ma perché si conosca sempre più la potenza del Suo Sacratissimo Cuore: il miracolo verrà a non lunga scadenza.
Posso assicurarti che Egli ha più fretta di noi e molto più desiderio ed amore di noi, ma esige questa nostra fede senza misura, questa piena fiducia nella Sua sapienza, nella Sua potenza e nel Suo amore. Egli dice anche a noi: sarà fatto secondo la vostra fede! Facciamo nostra questa fiducia.
Martina Franca, 22 luglio 1982
+ Alberico Semeraro