I difetti degli altri, può darsi che siano veramente un danno per il bene della loro anima; ma questo lo sa il Signore e devo prima di tutto rivolgermi a Lui e non devo aver fretta di giudicarli e condannarli io.

Tanto meno devo aver fretta di darmi da fare per correggerli in essi, se è solo un difetto.

Il certo è che tutto ciò che negli altri mi sembra difettoso o cattivo è anzitutto e principalmente un pressante invito di Gesù a me, perché io in quel momento ed anche poi, spesso, quando ci ripenso, mi unisca col pensiero e col cuore a Gesù che ama quella persona e la compatisce da tanto tempo.

Cercherò quindi di amarla e compatirla di più anche io, perché solo se quella persona si vedrà veramente amata da me, a suo tempo, quando sarà matura, accetterà anche una mia affettuosa parola che le faccia capire ciò che di difettoso c’è in essa.

È questa una missione d’amore che non deve mai aver fretta di raggiungere lo scopo, perché la fretta guasta tutto ed è segno che in noi non c’è vero amore. Ma l’amore per il prossimo non si improvvisa!

Per obbedire al Signore che mi comanda l’amore per i fratelli, devo allenarmi a lungo ad amare per davvero.

Come ci si allena ad amare il prossimo?

Ricordando che il Signore ama me da tanti anni, mentre io non mi sono ancora corretta da quei difetti miei che da tanto tempo conosco, devo anzitutto ricordare il suo comandamento: “Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi!”

Amare una persona comporta anzitutto cercare ciò che in essa c’è di bello e di buono e compiacersene e parlarne volentieri

In secondo luogo, quando i desideri miei od i miei progetti sono diversi da quelli loro, per amor di Dio e per amore loro preferirò ciò che piace a loro, (quando non si tratta di un male vero e proprio), anziché ciò che piacerebbe a me, o a me sembrerebbe più utile.

L’aver più fretta e più impegno di guadagnarmi il loro affetto anziché aver fretta di correggere i loro difetti è la pratica di quell’amore misericordioso che il Signore vuole trovare in noi e che somiglia a quello che Egli ha per noi, come sopra abbiamo ricordato.

Questo amore misericordioso è l’unica via per poter aiutare gli altri. Quando da molto tempo sono persuasi che veramente vogliamo loro bene, sarà più facile per loro accettare una parola affettuosa che li avverta dei loro difetti. Ma deve trattarsi di amore effettivo, non di sole parole più o meno affettuose.

Gesù ha eletto che da questo amore, che si conforma all’amore Suo per noi, ci riconosceremo che siamo suoi discepoli, è dunque questo amore misericordioso la prima cosa che ci occorre per essere noi stessi fedeli alla nostra vocazione, prima di metterci a voler aggiustare gli altri.

Roma, 8 maggio 1982

+ Alberico Semeraro