Il Signore ci ha messi in mezzo a tribolazioni, incomprensioni, scandali e peccati, offrendoci la possibilità ed insieme la necessità di scegliere tra due opposte posizioni:
– O uniti a Cristo e rimanendo noi in Lui e Lui in noi, accettiamo di soffrire il suo dolore che da parte nostra condividiamo e con Lui, per Lui, in Lui offriamo al Padre che è nei cieli, per la redenzione di quelli che vediamo causa di quei mali: così facendo diventiamo taciti strumenti del suo Amore Misericordioso, per la conversione di quelle anime.
– Oppure cediamo alla tentazione di occuparci noi stessi dei peccati, dei difetti, delle ingiustizie, ecc. ecc. di tutti quelli, mormorandone in cuor nostro ed irritandoci contro di loro nel nostro intimo od anche dimostrando esternamente la nostra condanna.
Così facendo, voltiamo le spalle a Gesù Amore Misericordioso, ci riempiamo di tristezza e di sdegno e diventiamo noi stessi più cattivi ed assai più peccatori di quelli che stiamo criticando.
Diventiamo più peccatori di quelli.
Perché Gesù ci ha detto: “Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro che è nei cieli”.
Perché Egli stesso ci ha ordinato: “Non giudicate, non condannate!”
Perché ciò che noi stiamo criticando e condannando negli altri Egli lo considera grande quanto una pagliuzza, mentre quello che commettiamo noi nel farci giudici del nostro prossimo, Egli lo considera una trave (Mt. 7,3-5; Le. 6,41-42).
Ed il Signore è Verità ed è Amore.
L’unico mezzo per diventare portatori di pace, di gioia e di redenzione negli altri è la nostra rinunzia alla tentazione diabolica di occuparci noi stessi dei difetti di quelli (sia mormorandone in cuor nostro, sia assumendo atteggiamenti e parole di sdegno o di disprezzo contro di loro), preferendo invece di affidare a Cristo stesso, Crocifisso per loro e per noi, la cura di operare la loro redenzione, servendosi anche
di questa rinunzia che facciamo per Lui, con Lui ed in Lui.
8 maggio 1978
+ Alberico Semeraro