Nel linguaggio liturgico si chiamano OBLATE il pane ed il vino che si offrono a Dio sull’Altare: sono cioè cose che avremmo potuto usare liberamente come nostro cibo e bevanda naturale, ma preferiamo offrirle totalmente a Dio, perché le trasformi, senza mutarle esteriormente, in Corpo e Sangue di Cristo, vivo e datore di vita per chi se ne nutre.

Voi siete parimenti “OBLATE”, in quanto pur potendo servirvi di voi stesse e delle vostre forze per i progetti vostri, anche buoni, ma sempre vostri, vi siete invece irrevocabilmente donate a Cristo vivo con i Suoi pensieri, i Suoi sentimenti, la Sua obbedienza, il Suo amore, mentre di voi, se siete fedeli alla vostra vocazione, restano solo le dette apparenze esterne, avendo rinnegato voi stesse per essere totalmente Sue.

A questo deve portarvi la vostra consacrazione come Oblate, che però, non si realizza in un istante, come per il pane ed il vino, ma progressivamente nel tempo, per poter arrivare a dire come S. Paolo: “Non sono più io che vivo, è, invece Cristo che vive in me”.

Ma tutto questo poteva dirlo ancor più decisamente Maria di Nazareth dalla cui vita dovete attingere luce e forza per realizzare in pieno la vostra consacrazione di Oblate di Nazareth.

25 marzo 1979

+ Alberico Semeraro