Sono arrivata nel 1958. Avevo 22 anni e una famiglia di otto fratelli alle spalle, perché mio padre, alla morte di mia madre, si era risposato. Non voleva darmi l’autorizzazione a farmi suora. Diceva sempre: “Non ho figlie da sacrificare”.
Non ho mai capito né scelto il carisma di Nazareth: io volevo semplicemente farmi suora per andare a Dio.
Avevo fatto solo la 5° elementare e volevo lavorare. “Accetto di studiare per lavorare” – dissi. Mi attirava l’accoglienza dei bambini più poveri e dei casi più difficili.
A me ha fatto crescere e maturare proprio il lavoro. Lavorando mi sono sempre meglio accorta dei miei limiti e ho chiesto aiuto, trovando sempre sulla mia strada persone disponibili ad aiutarmi.
Credo che il lavoro sta bene a Nazareth. Ho sempre saputo infatti che Giuseppe si prodigava molto per non far mancare il necessario ai suoi cari. E anch’io cerco, nel mio compito, di stare attenta a non far mancare il necessario, sia alla Comunità che all’Istituto. E se penso a Maria, non la vedo sempre a mani giunte…


Io sono brasiliana e da 9 anni faccio parte dell’Istituto Oblate di Nazareth: formazione e prima professione in Brasile. Ora sto seguendo un Corso biennale di formazione a Roma: studio e lavoro insieme. Gli studi costano e bisogna lavorare.
Per me è una gioia grande aver avuto l’opportunità di stare in Italia e di conoscere le radici del nostro Istituto. Sto scoprendo la bellezza del pensiero del nostro Fondatore, giorno per giorno.
Questo non è solo un Istituto, ma una famiglia. “Famiglia” è la vita fraterna tra noi, il luogo che ci fa crescere, assieme allo spirito del Fondatore. Crescere vuol dire innanzitutto comprendersi ed accettarsi una consorella con l’altra, di altra cultura. Questi sono infatti i sentimenti di una famiglia.
L’unica esperienza che ho fatto io è quella di stare coi bambini e ho visto subito che qui in città i bambini soffrono molto della mancanza in casa dei genitori.
Il nostro lavoro dunque consiste nel dedicarci interamente (mente cuore spirito) a questi bambini e a questi genitori insieme. E compiere questo lavoro come Volontà di Dio, che si manifesta come obbedienza alle persone che me la rappresentano.
Lo “spirito di Nazareth” m’induce a lavorare insieme a Dio, in unione con Dio.
Il Fondatore ci aiuta a tenere insieme in noi l’esempio di Marta e di Maria, che vuol dire lavorare in continuo ascolto della Parola di Dio in noi.
Le uscite di alcune nostre giovani le ho vissute “come una perdita di sorelle mie”. Non hanno saputo o non hanno potuto rinunciare alla loro libertà.


Sono arrivata da un anno in Italia. Il Noviziato l’ho fatto in Nigeria, dove le Oblate sono molto rispettate. Qui lavoro accanto alle anziane ricoverate, che hanno tanto bisogno di amore. Noi in Africa le mamme le facciamo rimanere nella loro stessa casa, così possono morire con i loro cari…
Qui in Italia vedo che qualche anziana non riceve neppure una visita dai parenti. Come è triste la vita di chi è solo!
Penso che la vita della S. Famiglia posso svolgerla anch’io, come la Madonna. A me piace aiutare chi soffre.
Mi dicevano in Africa: fai l’infermiera, non la suora. No, rispondevo: prima voglio essere Suora, poi infermiera.


Io sono indiana. Sin da bambina volevo farmi suora, ma non sapevo né dove né quando. Un sacerdote italiano mi disse: sei pronta? Io dissi: mi faccio pronta. Son partita nel 1992 e d’allora ho girato, nell’obbedienza, tutte le Case delle Oblate.
Nei primi tempi capivo poco di carisma, forse per la lingua. Non mi sono mancate le difficoltà di cibo, d’ambiente, di comunicazione, mai di vocazione.
Adesso comincio meglio a capire il carisma delle Oblate. Vuol dire vivere come Maria e Giuseppe a Nazareth: piccoli umili servizi nascosti, con fede in Gesù, nonostante i miei difetti. E sono contenta di questa vita. Tutte le difficoltà sono superate.
Posso dire che il carisma di Nazareth è più affine alla nostra cultura e che le nostre Case, in particolare Villa Betania, aiutano la concentrazione e la contemplazione.
Qui c’è meno attivismo, nessun rumore, si può andare più spesso a salutare Gesù in chiesa.
Cosa faccio? varie cose: guido la macchina, scrivo al computer, suono in chiesa, faccio la sacrestana e, quando le consorelle hanno bisogno, mi chiamano per le pulizie, per la cucina, per la campagna, un po’ di tutto…
La cosa che mi piace di più, però, è l’Adorazione Eucaristica e il canto in chiesa. Quando canto mi sento elevata… molto… sono nella Casa di Nazareth. Certo la Madonna cantava quando faceva i servizi di casa.


Oggi (dopo tanti anni di vita religiosa…) dovrei avere una migliore comprensione del carisma del mio Istituto. E infatti non lo vedo estraneo alla mia vita, ma fatico, in tanto movimento e attività continua di questa Casa, a fermare il mio spirito in profondità.
Nella preghiera si porta spesso solo la stanchezza e non la voglia di riflettere.
Occorrerebbe invece che lo spirito di Nazareth permeasse meglio il nostro lavoro, in modo tale che il lavoro stesso divenisse preghiera e la preghiera non fosse così spesso separata dalla nostra vita di lavoro e di affanno. Mentre sto con i bambini, oggi sempre più irrequieti e non solo vivaci, riesco talvolta a domandarmi: come faresti tu, Gesù?
So che Gesù – lo so dal Vangelo – sarebbe tenero e forte insieme, capace di accarezzare e non solo di rimproverare.


Io vengo dal Noviziato del Brasile e sono da un anno in Italia per frequentare un corso di formazione.
Nella mia famiglia d’origine eravamo in dieci. Io avrei voluto andare suora già a 6 anni di età, ma, per i miei genitori, farsi suora voleva dire “essere figlia di ricchi” per la dote richiesta.
Avevo vent’anni quando mi presentai a un Padre Cappuccino e gli manifestai la mia volontà di farmi suora. Lui mi accompagnò dalle Oblate. Mi piacque subito il loro abito azzurro; un bel segno di Cielo. E anche il volto delle Suore mi piacque: era sereno!
Ancor oggi le Oblate mi piacciono e imparo molto da loro.
Il nostro carisma di Nazareth è bellissimo: vuol dire stare in intima unione con Cristo, come Maria. Tutto Maria faceva con amore, semplicità, obbedienza. Ogni lavoro: cucina, pulizie, aiuto ai bambini. Anch’io cerco di fare così.
Ci vuole grande spirito di preghiera per fare ogni attività.
Perché le cose non vanno fatte tanto per farle, ma per amore: di Dio e del prossimo.