Sono arrivata tra le Oblate a Campomarino, come vigilatrice di colonia, nel 1952. Avevo 16 anni. Con il 50° dell’Istituto festeggio la mia stessa vita: non conoscevo le Oblate e non sapevo cosa fosse “vocazione”. Le vidi tutte gioiose sulla scogliera di Campomarino a cantare, dopo una giornata di lavoro, e mi dissi: com’è bello essere qui! Ecco, delle Oblate mi è piaciuto quello spirito di gioia.
I piccoli sacrifici e contrarietà li ho sempre sciolti nella gioia… Amavo cantare… Ho fatto tutti i lavori in comunità, coi piccoli e coi grandi, sacrifici, fatiche, operazioni.
A mia madre, quando mi chiedeva notizie, ho sempre risposto: se rinascessi, farei ancora la Suora…
Ho cantato molto. Oggi con la voce non posso più farlo, ma col cuore ripeto: sia sempre lode a Dio!


Io sono arrivata nel 1955, ma non avevo nessuna idea di Nazareth e neppure… di pratiche religiose. Vivevo in una masseria, nella campagna pugliese, e andavo a Messa in paese solo nelle feste solenni. Conoscevo solo la preghiera del Rosario.
Avevo un padre severissimo e una mamma assai dolce e forte.
Ho avuto diverse domande di Matrimonio, ma avevo deciso di rinunciarvi per paura di non essere buona come mia madre…
Un giorno ho visto alcune aspiranti Oblate andare in bicicletta, con i capelli lunghi, e chiesi subito informazioni.
Ma, come dirlo a papà? Capii che dovevo ricorrere ad uno stratagemma: “Se mi vuoi bene – dissi alla mamma – siimi contraria, così papà mi lascia andare”. Così fu. E mio padre disse: “Quando ero in guerra, è stata una Suora ad aiutarmi. Va e prova, ma… dopo Pasqua”.
Il mercoledì di Pasqua papà prese la macchina (che non prendeva mai) e mi accompagnò a Campomarino.
Si allontanò con le lacrime agli occhi, sentendo le mie grida di gioia.
Ho girato tutte le Case e dappertutto con gioia ho lavorato molto di cucito. Rimasi un po’ in imbarazzo però quando mi dissero che dovevo imitare la S. Famiglia di Nazareth. E come si fa? Ma Mons. Semeraro ci spiegava che dovevamo domandare alla Madonna: “Come ti regolavi tu, o Maria, in questa o in quell’occasione?”. Era la pioggia per me…


A me è capitato di sentire – avevo già vent’anni – una predica di Mons. Semeraro a S. Cosimo e, alla Madre che mi invitava, dissi: tra 4 giorni sarò con voi. Pensavo da molto tempo a farmi suora, ma non riuscivo a staccarmi dalla mia famiglia (eravamo nove fratelli), ma quando arrivai nella casa delle Oblate a Oria, mi sono sentita a casa mia per sempre.
Spesso mi sono sorpresa in questi ultimi anni di fronte alle diverse partenze di giovani suore… sembra che non abbiano più l’entusiasmo che avevamo noi da ragazze, sembra che fuggano ogni sacrificio e non riescono a provare la gioia di obbedire… e se ne vanno, così, tranquillamente…
E dire che noi l’abbiamo accettate, amate, formate ad aver cura di sé, dei propri abiti, dei propri comportamenti, abbiamo fatto sacrifici per farle studiare… Forse non le abbiamo capite… ma talvolta turba il loro mettersi a tu per tu con le anziane…
In passato, noi, scoperta la fierezza della Vocazione, andavamo docilmente, dove c’era da fare, da aiutare, da sostenere… Si-si. No-no.
Ed eravamo felici. Io credo infatti che il nostro carisma sia proprio in questo SI della Madonna, nella disponibilità di S. Giuseppe, nel nascondimento di Gesù, che era Dio, ed era sottomesso come qualunque altro figlio di uomo. Per trent’anni, fino al Battesimo…


Sono arrivata nell’Istituto il 5 gennaio 1951: avevo 16 anni.
Voglio dire che sono stata sempre felice, e sa perché? perché, se anche sbaglio, non mi scoraggio… Non ho fatto i voti per diventare perfetta subito, ma ho accettato di camminare piano piano su questa strada… Sua Eccellenza ci diceva sempre che le nostre idee e i nostri progetti dobbiamo lasciarli… e, per questo, sono felice.
Vorrei morire in grazia di Dio, e in pace con tutti…
Questo 50° lo vedo come una grazia immensa di Dio: ci ha fatto arrivare insieme dopo tante prove, tante difficoltà, tanto lavoro, giorno e notte. Ci ha fatto resistere e superare tante tentazioni!


Io avevo 15 anni, quando sono arrivata tra le Oblate: era il 1953. Ho lasciato 6 fratelli che, per la mia partenza, hanno molto sofferto. Io invece ho passato 50 anni di gioia in Istituto e, non me ne sono ancora stancata, nonostante tanto lavoro che vi si fa…
Ora però ci facciamo coraggio insieme a portar avanti la vita della nostra comunità. Dobbiamo lasciare un’eredità non solo di case, ma di serenità e di amore fraterno. Chi entra oggi trova infatti già pronte le case che… abbiamo preparato noi per loro.
Il nostro è un carisma di obbedienza, come Gesù, che è stato sottomesso nella S. Famiglia. Per obbedienza ho cambiato varie Case e vari lavori: colonia marina, cucina, porta, assistenza ai bambini e agli anziani. Non sono mancate neppure a me le difficoltà e i dubbi, ma col Signore, tutto si è superato e sciolto.


Io sono indiana e sono in Italia dal 1996. Ho conosciuto altri Istituti religiosi, perché sin da piccola, leggevo la vita di Gesù e il Vangelo.
Delle Oblate mi è piaciuto il programma di offrire la vita come Gesù l’ha offerta sulla Croce, per me, per noi tutti.
In pratica sono per un’obbedienza piena, e io la cerco di vivere nel lavoro di pulizia e nella cura delle ammalate. In nome di Gesù che è presente in chi soffre.
Prego molto per il 50° dell’Istituto, perché lo viviamo bene preparandoci a dar testimonianza della Parola di Gesù nel mondo con la vita.