Sono entrata tra le Oblate che avevo 17 anni, nel 1956. Avevo già esperienza di lavoro ed ero fidanzata: un contratto stabilito dai miei genitori, che erano poverissimi. L’avevo accettato per loro, ma non ero attratta dal matrimonio. Desideravo farmi suora e perciò aspettavo i miei 18 anni, come si usava allora, per decidere della mia vita di persona.
Quando ho incontrato un’aspirante Oblata, che era figlia di una vicina di casa, ho capito che la vita da Suora era divenuta possibile anche per me… Ho allontanato, senza offenderlo, il mio fidanzato d’allora, e sono arrivata a Villa Betania.
Il carisma di Nazareth l’ho scoperto a poco a poco frequentando il p. Fondatore, perché con le più piccole ero incaricata dei servizi a lui e ai sacerdoti. Ne facevamo di errori! ma lui non ci rimproverava mai, ci spiegava sempre tutto, con calma e spirito benevolo.
Io sapevo ben poco della vita religiosa, anche se avevo accompagnato sempre mia madre alla Messa delle 5 del mattino.
Da lui ho imparato a capire la differenza tra vita mondana e vita religiosa, e a cercar di vivere in semplicità e in obbedienza alla Volontà di Dio.
Ho avuto infatti la fortuna di stare accanto al Fondatore, dal tempo del Concilio (1964/65) fino alla sua malattia e alla sua morte (2000), per curarlo in tutto assieme ad un infermiere e ad un’altra suora, a turno.
Da lui ho imparato l’umiltà, l’accettazione delle umiliazioni, della vecchiaia, la docilità alla Croce… un esempio per sempre!
Io sono entrata tra le Oblate nel 1972. Avevo 33 anni. Eravamo tanto poveri a casa mia e i miei mi hanno mandata a servizio all’età di 13 anni. Quella signora, che aveva già 5 bambini, ha fatto da mamma anche a me.
Un giorno il mio Confessore mi consigliò di fare una vacanza con le Suore… Fu così che, quasi all’ultimo giorno, ho capito che volevo farmi Suora, mentre prima ero stata contraria a questa idea.
Per me il carisma di Nazareth vuol dire ogni giorno lasciar tutto e presentarmi a Dio. È stato così che il sacrificio mi è stato facile, sia in cucina che in lavanderia, in qualunque nostra casa.
Questa delle Oblate è casa mia, la casa di Gesù e di Maria, e mi basta. Di fronte al 50° dell’Istituto ogni giorno penso: grazie a Gesù che ci hai fatto arrivare a questo punto.
Sono giunta tra le Oblate, a S. Cosimo, all’età di 7 anni. Era morta una zia che mi faceva da madre, e… mi portarono tra le Suore. Un’esperienza di grande tristezza per me, che invano cercai di superare andando a vivere un anno o due, a turno, presso la casa di due miei fratelli, che intanto si erano sposati.
Per ritrovare qualche amichetta tornai poi a S. Cosimo, in quel gruppo di ragazze, che però stavano facendo un cammino formativo per divenire Suore. Avevo 12 anni. Mi trovai coinvolta in un cammino che non avevo scelto.
Non mi piacevano certi schemi formativi, certe pratiche di pietà vetuste e assunte da altri ordini religiosi, non certo inventati dalla mente del nostro Fondatore, che spaziava ben oltre…
Va detto che, gran parte delle ragazze di quel gruppo iniziale uscirono e si sposarono. Io mi sono scontrata moltissimo, ma sono rimasta. Mi son detta: devo dare il meglio di me, qui dove vivo.
La vocazione alla vita religiosa o alla famiglia non si cerca, si riceve: è un dono. Mi son detta: voglio spender comunque bene la mia vita. Non voglio vivere di rimpianti.
Oggi sto bene con i bambini e sto bene con gli anziani. Nazareth per me è offerta: offerta di sacrificio, non di gioia. Al mio carattere non si addicono preghiere monotone e ripetitive. Le subisco. Mi ritrovo a vivere la carità come preghiera. A volte come preghiera di suffragio.
Mi dedico interamente al mio lavoro, che è impegnativo e stressante, riscuotendo anche stima e fiducia. Non mi bastano.
E intanto, il tempo passa. È già il 50°? Non me ne sono accorta. Né vedo novità nell’Istituto. Ho avuto però la fortuna di frequentare un Fondatore che ci ha inculcato un grande valore: l’ospitalità, l’accoglienza del debole, del prossimo difettoso… In lui c’è Gesù – ci diceva e ci ripeteva. Il tempo passa. Anche per me.
Sono arrivata tra le Suore nel 1962: avevo 13 anni! Sono già per me 45 anni di Istituto e 40 anni da Suora.
La mia famiglia lavorava in una masseria pugliese: non ho conosciuto il mondo!
Sin da principio mi piaceva lavorare insieme alle Suore, sistemare la casa, cucinare, e anche pregare. Il carisma di Nazareth ho cominciato a scoprirlo dopo, e ad ammirare e cercar di seguire le virtù di Maria, Giuseppe e Gesù.
In realtà forse non abbiamo fatto grandi progressi spirituali nella nostra famiglia religiosa. “Se non correggiamo i nostri difetti da giovani – diceva mons. Semeraro – facciamo poi sempre più fatica a correggerci”.
Io faccio 50 anni di vita religiosa assieme all’Istituto. Avevo 12 anni quando vi sono entrata. La vocazione in realtà ce l’aveva mia madre… Non fu accettata, da ragazza, perché non aveva la dote molto alta che a quei tempi sarebbe servita a quell’Istituto di clausura.
Mia madre ne rimase addoloratissima tutta la vita, e ne parlava spesso.
E io spesso pensavo da bambina: “Deve essere molto bello farsi Suora! deve essere cosa alta, misteriosa, celestiale, e… non sapevo altro”.
Un giorno, una vicina di casa partì come aspirante Oblata e domandò a tutte le amiche: “Chi viene con me”? Avevo 12 anni e partii con lei. Mio padre disse: “Vai pure, tanto poi torni…”
L’impatto con la comunità… il gruppo, le regole… fu assai duro.
Nel cammino ho avuto molte crisi… poi, con la fede, ho capito: il Signore mi voleva Suora e, per avermi con sé, mi ha presa da piccola. Una strategia d’amore alla quale cerco di rispondere di giorno in giorno.
Per il futuro posso dire oggi che… mi sento sorretta solo dalla fede, non tanto dalla comunità.
Non riusciamo forse a risolvere il problema del “rilancio” dell’Istituto. Forse non parliamo abbastanza tra noi, forse non ci ascoltiamo bene.
Siamo troppo poche. Certo, Dio può fare tutto!… ma non so quale potrebbe essere la parte nostra.
Son qui tra le Oblate dal 1970 e, in questo stesso compito, da oltre 15 anni. Prima ero un’insegnante di scuola materna, ora sono sempre tra le carte… Mi turba un po’ vedere che l’elenco dei nomi delle consorelle ora cresce, ora scende… improvvisamente.
Nazareth è lo spirito di quel Gesù che noi seguiamo. Tutto è dentro questo carisma.
Mi turba un po’ vedere come mai tante consorelle, di altre culture, improvvisamente se ne vadano… Cosa, chi cercano? Se è Gesù di Nazareth… è anche qui… Perché? Forse con le persone di altre culture è il linguaggio che ci separa… Come farci capire? Le facciamo studiare tanto… lingua italiana, lingua inglese…
Di ragazze italiane non ne entrano: forse dovremmo invitarle di più: “Venite a pregare un po’ con noi!… È bello essere Oblate.”
Il carisma di Nazareth si scopre un po’ alla volta, insieme, in comunità, in genere si entra un po’ sprovviste…
Oggi Nazareth è piena spogliazione di me stessa nel quotidiano e, nella mia intimità, sentirmi “piena proprietà di Dio”. Che vuol dire “sottomissione attiva” a tutti gli ordini che ricevo. “Sottomissione” si, ma “attiva”, cioè sempre con uno sguardo di offerta a Dio. Sempre con sorelle diverse. Ognuna fa il suo cammino interiore, che non va giudicato. Nell’Eucarestia tutto è offerta e donazione. Come a Nazareth.
Son 14 anni che sono arrivata dall’India e girato tutte le Case delle Oblate. Fin dal principio sono stata attratta dallo spirito di Nazareth come attenzione e dedizione alle piccole cose di ogni giorno fatte con gioia.
Come una mamma, sto accanto ai bambini della scuola materna per tante ore e so come prenderli: piccoli rimproveri e regole… e non solo sorrisi e carezze…
Come tante volte fanno le loro mamme, che forse vogliono farsi perdonare di non stare molto tempo con loro…
Io in Italia sto bene con le Oblate, anche se in India c’erano tante altre congregazioni femminili e tanto spirito di preghiera… Ma, a volte, mi disturba e fa soffrire sentire che noi suore fuggiamo dalla povertà della nostra terra.
Io amo la mia terra e la mia cultura. Amo tanto la mia India: mi sono allontanata solo perché mi sono consacrata a Dio!
Ho compiuto i miei 16 anni in comunità. Quest’anno compio 55 anni d’Istituto: 55 anni di serenità. Nessun ripensamento.
Lo debbo certo alla mia famiglia. La mia casa era piena di libri santi e, con le mie sorelle, ero da sempre in questa direzione. La mamma ci guidava. Poi, fu Sua Eccellenza ad aiutarci, a spiegarci, a incoraggiarci.
Non ci sembrava di attraversare difficoltà e pericoli.
Oggi potrei dire forse che il carisma di Nazareth lo abbiamo vissuto con naturalezza, offrendo noi stesse a Dio ogni giorno, assieme a Gesù, Maria, Giuseppe.
Nel 1990 sono andata in Africa per prima, con altre due Suore. In tutto in Africa ci sono stata cinque anni, in più riprese. L’ultima volta sono stata mandata per due mesi, in occasione del passaggio di Papa Giovanni Paolo II dalla Nunziatura, dove eravamo noi Oblate. Mi sono occupata… della cucina del Papa…
L’esperienza dell’Africa è stata bellissima! Cose nuove mai immaginate… indicibili… Oggi, quando sono in difficoltà, se penso all’Africa, mi rassereno subito.
In Africa le difficoltà sono innumerevoli: di linguaggio, di salute, di necessità economiche, di caratteri, di distanze… ecc.
Si capisce come molte ragazze africane vogliano evadere, più che conoscere, cercare esperienze nuove più che donarsi, godere di vivere, ma senza impegnarsi troppo… Bisogna sempre ricominciare, ricominciare… ad accoglierle…
Sono certa che sarà la perseveranza a dare frutti.