Dal profondo dei ricordi …

Quando, a distanza di tempo, ci capita di avere tra le mani la fotografia di un nostro congiunto tornato alla Casa del Padre, emerge spontaneo un sentimento di affetto che si fa spazio tra i ricordi, ed affluisce alla mente ogni suo gesto, ogni sua parola elargiti a nostro vantaggio.

Tutto questo, per introdurre la figura di don Alberico Semeraro che conobbi nel 1937, quando avevo pressappoco sedici anni.

Dalla Sezione Aspiranti “Loreto Starace” la cui sede era provvisoria presso l’Istituto Maria Immacolata, fui trasferito alla Parrocchia del Carmine. Qui ebbi la possibilità di inserirmi in un altro gruppo di giovani per una particolare missione: la rifondazione della Sezione Aspiranti di A.C. “Gesù Adolescente”.

L’incontro con don Alberico non fu casuale, ma una scelta specifica di amicizia creatasi nell’ambito della Direzione Spirituale.

La sua missione sacerdotale tra i giovani servì a modificare i lati negativi di ciascuno di loro; a scolpire nei loro animi, giorno per giorno, con pazienza e perseveranza, la necessità dell’amicizia con Dio attraverso i Sacramenti. Egli ebbe la capacità di istruire giocando e sorridendo, attirandosi così la fiducia, la benevolenza e l’affetto di tutta la gioventù parrocchiale.

Nel 1939 la Sezione Aspiranti, in una gara di cultura religiosa, vinse il “Gagliardetto Regionale” indetto da Pio XII. Fummo in quattro a partire per Roma (dal 7 all’11 novembre). Don Alberico era contento della nostra felicità e gioiva con noi; il suo cuore di sacerdote pareva senza limiti, senza confini…

Al nostro ritorno da Roma ci attese alla stazione; ma la sua presenza era solamente per me. Successe che proprio in quei giorni segnati dalla mia assenza, mio padre era venuto a mancare.

Da quel momento mi fu sempre vicino, non mi lasciò più. Fu il mio padre putativo sino alla fine della sua vita.

Di ritorno dalla seconda guerra mondiale, esattamente il 15 luglio 1945, ebbi la gioia di riabbracciarlo. E proprio in quella stretta affettuosa mi disse: “C’è ancora lavoro per te. Ho sposato l’ideale scoutistico e tu devi portarlo avanti!”.

La sua spiritualità vive sconcertante ancora in me; amico e sacerdote, intimo e trasparente, maestro di vita onesto e leale, sempre pronto al raggiungimento di santi ideali.

Altri ricordi riaffiorano alla mente: al mio matrimonio fu partecipe della nostra gioia, e potrei aggiungerne altri belli e meno belli, ma sarebbe lungo enumerarli tutti.

Lo amerò sempre, certo che non abbandonerà mai il suo pupillo, come soleva chiamarmi.

Quando mi capita di avere tra le mani una sua fotografia o una sua lettera, il sentimento si intreccia con l’amore. Allora predominano il desiderio e la speranza di rivederlo in cielo.

Taranto, 28 novembre 2002

Luigi Lepore… per lui… Gino!