Ricordo di S. E. Mons. Alberico Semeraro
Volentieri e con memoria grata aderisco al cortese invito di scrivere una breve testimonianza riguardo all’indimenticabile figura del Vescovo Mons. Alberico Semeraro, pastore per molti anni della mia diocesi d’origine di Oria.
Infatti, non potrei pensare alla mia giovinezza e ai primi anni del mio sacerdozio senza il riferimento a Mons. Semeraro, che nel suo fecondo ministero episcopale ha avuto il non facile compito di traghettare la nostra Chiesa locale nello spirito del Concilio Vaticano II.
Le tappe della mia formazione umana e spirituale sono legate profondamente all’episcopato di Mons. Alberico Semeraro. Egli fece il suo ingresso nella diocesi di Oria nel mese di giugno dello stesso anno della mia nascita, nel 1947. Il primo ricordo che conservo di lui risale pertanto alla mia infanzia e in particolare al momento in cui decisi di entrare nel Seminario Diocesano come alunno delle scuole medie. Ciò che noi ragazzi percepivamo del nostro Vescovo era soprattutto la sua paternità nei nostri confronti. Egli non mancava nel trovare le occasioni e i modi per incontrarci, facendoci sentire suoi figli e rivolgendoci parole e insegnamenti che ricordo particolarmente vivaci e concreti. Il suo modo di parlare era affabile, comunicativo per noi ragazzi e sempre ricco di immagini tratte dalla vita e dall’esperienza pratica. Probabilmente fu proprio la sua esperienza di prefetto del Seminario Romano che lo rese un Vescovo sempre particolarmente legato a noi seminaristi, interessato alla nostra crescita e, non di rado, addirittura disponibile ad offrirci ripetizioni di matematica, disciplina questa che egli possedeva a perfezione.
Dopo il mio anno filosofico al Seminario di Molfetta, il Vescovo Semeraro decise di presentarmi come alunno al Seminario Romano Maggiore che mi accolse nel 1968. Furono anni di profondo travaglio e fermento nella Chiesa universale. Lo straordinario evento del Concilio Vaticano II, voluto dal Beato Giovanni XXIII, chiedeva a tutta la comunità ecclesiale un cammino di radicale rinnovamento non solo nelle forme esteriori, ma anche nei modi di pensare e di concepire la Chiesa nel mondo moderno. Se lo sforzo di cambiamento richiesto fu già non facile per noi giovani seminaristi e sacerdoti, si può solo immaginare cosa poteva significare l’evento del Concilio per i vescovi e i sacerdoti che ci hanno preceduto.
Ma proprio in quegli anni presi coscienza di un altro aspetto della personalità di Mons. Semeraro che giova ricordare. Durante le sessioni dei lavori conciliari, egli veniva spesso ad incontrare noi seminaristi del Seminario Regionale, intrattenendosi in colloqui amichevoli e franchi su quanto stava avvenendo nella Chiesa. Parlandoci con entusiasmo della sua esperienza conciliare, emergeva in Lui la capacità di cogliere le grandi novità teologiche inaugurate dal Concilio e la grande apertura al nuovo che stava irrompendo nella Chiesa. Egli riconosceva con semplicità che tutta la Chiesa, a partire dagli stessi Vescovi, era interpellata dal rinnovamento. In particolare riusciva a spiegarci con parole semplici il valore della collegialità come forma di comunità cristiana indicata dai Padri conciliari. Egli ci anticipava così uno stile comunionale e di corresponsabilità di vivere la Chiesa che ci segnò profondamente e che avremmo trovato da lì a poco nei documenti magisteriali e nella vita ecclesiale del dopo-Concilio. Confrontandoci con gli altri seminaristi di quegli anni eravamo coscienti di avere un Vescovo che aveva colto profondamente l’immagine di chiesa e di servizio pastorale che il Concilio indicava a tutti i cristiani.
Indimenticabili sono anche le esperienze delle vacanze estive che egli trascorreva con noi seminaristi teologi e giovani preti. Il Vescovo condivideva con noi questi momenti di svago, di riflessione e di preghiera che ci conducevano fuori dalla diocesi, in Calabria, nella Lucania e in altre parti. Egli era presente al nostro fianco come un padre e un amico che infondeva fiducia e coraggio. Il suo parlare con noi voleva formare il nostro essere sacerdoti e pastori, secondo il cuore di Cristo e le novità del Concilio. In questo modo egli mi accompagnò fino all’ordinazione sacerdotale che avvenne il 18 marzo 1971 nella Parrocchia Maria SS. Immacolata di Ceglie. Anche i miei primi passi nel sacerdozio sono stati seguiti con attenzione da Mons. Semeraro, che ormai aveva raggiunto l’ultima tappa del suo episcopato a servizio della diocesi di Oria.
Ho sempre pensato a Mons. Semeraro come al pastore che ha contribuito fortemente alla mia formazione umana e sacerdotale, capace di aprirmi orizzonti nuovi specialmente in riferimento all’evento del Concilio, pur restando fermo sulla roccia dei valori più autentici della tradizione. La sua sincera paternità, l’attenzione costante e infaticabile per le vocazioni, il suo parlare in modo semplice e concreto sono valori che ho potuto apprendere da Lui e che oggi costituiscono per me un irrinunciabile bagaglio di vita da custodire e da coltivare nel mio modo di essere sacerdote e vescovo. Ecco perché conservo sempre vivo nel mio cuore l’affetto e la riconoscenza per questo Pastore che ci ha fatto dono della sua vita e del suo indimenticabile insegnamento.
Mons. Domenico Caliandro – Vescovo