Le Oblate di Nazareth hanno come scopo della loro consacrazione la più generosa imitazione ed unione con i membri della Sacra Famiglia di Nazareth con la pratica generosa di questa virtù in qualsiasi circostanza della vita ed in qualsiasi genere di attività a loro affidata.
Ma se per la pratica della povertà e della castità non c’è differenza con le altre Congregazioni religiose, è nella lotta contro l’amor proprio che esse devono esercitare il loro particolare carisma.
Cos’è l’amor proprio?
È un attaccamento, una stima, una difesa della propria personalità e dei propri gusti come se fosse questo lo scopo principale della vita e non invece “Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore … e il prossimo tuo come te stesso”.
Noi ed il nostro prossimo siamo tutti egualmente creature di Dio, da Lui amate con infinito amore.
Per amore a Dio devo prendermi cura sia di me stesso che del mio prossimo.
Poiché, però, col peccato originale, che fu il primo peccato di amor proprio, son cresciuti in noi gli stimoli disordinati dell’orgoglio, della superbia e dell’egoismo, che sono le varie forme dell’amor proprio, per riparare agli effetti del peccato, in unione a Cristo che ha sacrificato se stesso per la salvezza di tutti, siamo invitati a fare agli altri quel bene che istintivamente vorremmo che gli altri facessero a noi e non far mai agli altri ciò che non ci piacerebbe che gli altri facessero a noi.
Nel mezzo del giardino c’era l’albero detto della conoscenza del bene e del male perché di fronte ad esso si poteva conoscere se veramente si amava Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze, oppure no.
Esso, infatti, aveva frutti che erano belli a vedersi ed apparivano gustosi, ma di essi il Signore aveva gravemente proibito di cibarsi.
Per noi l’albero della conoscenza del bene e del male è soprattutto il voto di obbedienza. In ogni occasione della mia giornata devo scegliere se accontentare il Signore o contentare il mio amor proprio.
II Signore mi ha fatto promettere di fare ciò che l’obbedienza mi chiede e mi fa impegnare con un voto perpetuo.
L’amor proprio esige che faccia ciò che a me piace meglio.
Se rivolgo il pensiero al Signore: Che vuoi da me, o mio Signore!.
Se invece vuoi accontentare te stessa, cerca che cosa a te piace di più; pare più utile, ti farà fare migliore figura, ecc. ecc.
Per farti preferire ciò che tu preferisci, l’amor proprio ti farà anche cercare tutto ciò che ci può essere di difettoso in chi ti dà le disposizioni od in ciò che essa ti dice.
C’è anche un modo di più per disobbedire: fare esteriormente ciò che ti hanno prescritto ma continuare dentro di te a criticare e condannare.
Poiché l’obbedienza o è un atto di amore al Signore che ti ha chiesto di obbedire, per amore a Lui ed in unione a Gesù che si fece obbediente fino alla morte o è obbedienza apparente ma senza amore che somiglia al saluto di Giuda che dice: Salute Maestro! e lo bacia, ma porta nel cuore il tradimento.
Qualche volta mi si è chiesto: Ma se la Superiora sbagliasse o agisse a capriccio o per fare un dispetto?
La Superiora ha anch’essa il voto di obbedienza ed è obbligata più delle altre. Quindi, non può dispensarsi dall’attenersi alle regole, alle disposizioni avute dai superiori, al dovere di chiedere consiglio, ecc. Già si disse che si possono far presenti le difficoltà ma senza irrigidirsi a disobbedire. Se disubbidisse alle buone regole si assumerebbe grande responsabilità anche di fronte al Signore, ma per te è una tentazione fermarti su tali pensieri che in genere vengono dall’amor proprio. Finché agisce nell’ambito del suo compito, la tua obbedienza sarà rivolta al Signore.
Francavilla Fontana, 23 novembre 1987
+ Alberico Semeraro