La vite ha una sua particolare caratteristica.

Nel primo tempo ciò che fruttifica direttamente è quel ramoscello sviluppatosi dalla gemma che fu innestata sulla talea.

Negli anni seguenti quel ramoscello diventa ceppo, diventa tronco e non fruttifica più direttamente, ma fruttifica attraverso i tralci che nascono da lui anno per anno.

Pensate ad un pergolato grande: il ceppo è uno, i tralci sono molti sparsi tutt’intorno, tutti questi portano frutto ciascuno nella zona che gli è toccato e solo per il tempo della sua vita che dura un solo anno.

Nell’anno seguente altri tralci prenderanno il loro posto e il ceppo, che resta sempre vivo, continuerà a fruttificare anno per anno attraverso i tralci di ciascun tempo e ciascuna zona del pergolato.

Gesù ha detto: “Io sono la vite e voi i tralci”.

Al tempo degli imperatori Augusto e Tiberio, il Figlio di Dio, incarnandosi, si fece arboscello e svolse direttamente la Sua attività salvifica nel mondo, per un limitato periodo di tempo, da Nazareth al Calvario.

Dopo l’Ascensione è diventato come ceppo che dura sempre.

Cristo ieri, oggi e nei secoli.

Egli continua e fruttifica nel mondo di generazione in generazione attraverso i tralci uniti a Lui, che sono i battezzati e particolarmente i Sacerdoti e le anime consacrate.

Per questa generazione e per l’ambiente in cui ti trovi (lasciate che ve lo dica come a quattr’occhi), e per volontà del Padre l’ampiezza e la profondità delle azioni di Cristo è collegata ad una tua libera e responsabile decisione.

Cristo infatti ci indica chiaramente in questo discorso le condizioni che dipendono da noi personalmente per portare poco o molto frutto o per non portarne affatto.

Al Signore chiediamo di capire più a fondo e mettere in pratica, come dono della festa del Suo Cuore, le condizioni per poter Egli portare molto frutto attraverso ciascuno di noi, come era e resta nel Suo programma, per il quale ci ha scelti e chiamati.

E chiediamo l’aiuto di Maria nella quale lo Spirito Santo volle anticipare la funzione di tralcio ultra fecondo. Starei per dire che fu Maria “la talèa” nella quale fu innestata la gemma feconda che doveva diventare la Vite Vera che è Cristo. Vite Vera di cui noi siamo i tralci.

A Lei chiediamo dunque un particolarissimo aiuto, anche perché col suo “SI” diventò il primo tralcio, che dopo la sua morte fu trasformato in principale canale dei succhi vitali che vengono dal ceppo per alimentare i tralci di tutti i tempi.

Le questioni da proporci, ma alle quali Gesù ha già dato una chiara risposta sono tre:

-Qual è la condizione richiesta a noi e dipendente da noi, perché portiamo molto frutto?

-È possibile diventare tralcio fecondo della Vite vera che è Cristo, se siamo già avanti negli anni e molti di questi li abbiamo vissuti con poco frutto?

-Se quella parte di vita che ci resta, per la malattia, la vecchiaia, la incomprensione altrui o qualunque altra ragione ci appare ormai per se stessa infeconda, è veramente infeconda o può diventare la più feconda?

Come vedete ce n’è per tutti.

Cristo con l’Eucaristia viene così spesso in noi a rinnovare la Sua presenza in noi, ma com’è che questo molto frutto non lo vediamo in noi ed intorno a noi? In realtà un po’ dipende che a questa Sua continua dimora in noi, giorno e notte, ci pensiamo troppo poco e Lo lasciamo solo.

Ma più ancora è il fatto che non teniamo conto di quello che subito dopo Egli aggiunse: “Come il Padre, il Vivente per eccellenza ha mandato Me, ed Io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me!”.

La Eucaristia comporta un impegno essenziale ed insostituibile: Vivere per Gesù, come Gesù vive per il Padre suo.

Permettetemi di fermarmi su quelle riflessioni perché vale sempre per noi ciò che ogni mattina il Salmo ci ripete:

“Oggi se ascoltate la mia voce, non indurite il vostro cuore come i vostri padri a Meriba!”.

Villa Betania, 26 giugno 1987 – S.S. Cuore di Gesù 

+ Alberico Semeraro