Non è una nostra santità quella che ci salva, ma il fatto che lascio regnare in me Cristo con la Sua santità, e questo lascio regnare nel senso che, avendo Egli deciso di venire ad abitare in me peccatore unendomi a Sé col Battesimo, ed essendoci di fatto venuto, ed avendo Egli chiesto che io accetti e collabori perché Egli possa regnare in me (fede), Egli fa dipendere da me, cioè dalla mia accettazione e collaborazione (passiva) il Suo sviluppo in me, l’adempimento del Suo programma su me e attraverso me, e sotto questo aspetto faccio, anche mia la Sua santità.

C’è però da notare che essendo io troppo ridotto, troppo ristretto nelle mie possibilità, la Santità di Lui dev’essere partecipata e devo vederla come esigenza di essere partecipata da molte persone; anzi è disegno di Dio Padre che sia partecipata da tutte le persone, perché Egli è Pienezza, totalità che supera la varietà di tutti gli uomini presi insieme.

Anche quando Gli do tutto me stesso, Gli do estremamente poco, perché attraverso me Egli può manifestare solo briciole del suo splendore.

17 settembre 1986

+ Alberico Semeraro