Ho letto attentamente le relazioni per il Capitolo Generale venute dalle varie Case, compresa la vostra.
Sono contento in linea di massima della esposizione delle attività svolte negli scorsi sei anni; devo invece richiamare la vostra attenzione su una certa confusione di idee che si nota nella vostra Proposta comunitaria.
Leggete però questa mia con spirito di fede e chiedete aiuto a Maria SS.ma che in quest’Anno Mariano vuol farvi fare grandi passi innanzi.
Comincio dalle vostre buone intenzioni: Si sente la necessità di una maggiore apertura nell’apostolato in ogni casa, per approfondire lo spirito missionario.
La parola apostolato, di origine greca è il lavoro di una persona mandata da un suo superiore; la parola missione, di origine latina, indica un autorevole incarico ricevuto: nell’una e nell’altra parola resta esclusa una privata o personale iniziativa. È Cristo stesso che ha scelto queste due parole per mettere bene in evidenza che per fare vero apostolato e per avere vero spirito missionario, dobbiamo considerarci e sentirci non persone autonome ma persone mandate, incaricate da un altro che è Cristo stesso che, attraverso il voto d’obbedienza ci fa sentire che siamo proprietà sua e ci mette in guardia da personali iniziative: ciò vale anche per le superiore.
Questa obbedienza si deve fare con gioia, perché è un puro atto di amore per Dio e non già con preoccupazione, perché l’obbedienza libera sempre più l’anima nostra dal suo mortale ma insidioso nemico che è la superbia, l’amor proprio, e ci rende invece strumenti vivi del Divino Amore. Se invece nasce
preoccupazione è segno che non obbediamo al Signore e questa deve farci rivedere la nostra vita.
Voi dite: Si è notato che questo atteggiamento non fa crescere la persona né nella sua dimensione umana né in quella spirituale. Di quale atteggiamento volete parlare? Se si tratta della obbedienza, la scrittura dice: “l’uomo obbediente canterà vittoria”. Gesù poi “si è fatto obbediente fino alla morte e morte di croce e per questo il Padre l’ha esaltato e Gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome!”.
L’apostolato e lo spirito missionario se sono sulla base dell’obbedienza, sono sulla via tracciata da Cristo: questo naturalmente vale anche per le superiore!
Se poi, con le parole vostre su indicate questo atteggiamento volete alludere ad una obbedienza fatta senza amore e senza gioia, potete certamente aver ragione: ma è il miglior argomento per capire che tale obbedienza è falsa e nociva: è solo una finta obbedienza ed il Signore non la vuole. Ciò premesso, vi ricordo quanto segue:
-Quando si tratta di una attività di apostolato non espressamente previsto dalle Costituzioni, è evidente che deve essere discusso ed approvato dal Consiglio Generale per poterlo introdurre nelle proprie attività.
-Per introdurre attività previste dalle Costituzioni, ma in una Casa che prima non le esercitava, si richiede l’esame e l’approvazione da parte del Consiglio della Comunità. Di tale decisione approvata così, si deve dare comunicazione alla Superiora Generale.
-Per eventuali necessità urgenti ma che comportano responsabilità notevoli, non potendo attendersi la riunione del Consiglio Generale, si richiede ed è sufficiente il benestare della Superiora Generale.
-Il volersi sottrarre dal chiedere quanto sopra indicato è indice di una orgogliosa sicurezza di sé stessi, che nasce da un pericoloso amor proprio, del tutto opposto allo spirito di Nazareth.
Martina Franca, 10 giugno 1987
+ Alberico Semeraro