Lo sviluppo

L’8 dicembre 1953, il giorno stesso del decreto di erezione come Pia Unione delle Oblate di Nazareth, nei locali di “S. Cosimo alla Macchia”, dove già dal 1952 alcune Suore si recavano a dare una mano di tanto in tanto, avevano preso posto stabilmente le prime 4 Oblate. Nel pensiero del Fondatore, il Vescovo di Oria, dovevano collaborare fattivamente ad avviare i grandi progetti di trasformazione già da lui decisi per il Santuario e l’ambiente circostante.

La Chiesa del Santuario di S. Cosimo, già meta di migliaia di pellegrini provenienti da Oria e dalle diocesi circonvicine e luogo di miracoli ottenuti per intercessione dei fratelli martiri Cosma e Damiano (detti “Santi medici”), sorgeva a 6 km da Oria, povera e quasi abbandonata in una campagna deserta. Si riempiva di una folla fluida e disordinata solo nei giorni dei grandi pellegrinaggi: il 5° giovedì dopo Pasqua e il giorno dell’Ascensione.

Con tenacia invincibile e imprevedibile genialità, affrontando e sostenendo per molto tempo le critiche e le derisioni di non poche persone, il Vescovo Semeraro, iniziò e portò a compimento con immensi sacrifici, nel tempo, la costruzione di un complesso di opere grandiose, per offrire comodità, ordine e svago ai pellegrini di S. Cosimo. Così che il Santuario divenne in breve tempo un centro attivissimo di vita spirituale e meta turistica per tutta la regione pugliese.

Quando il primo gruppetto di giovani Oblate giunse al Santuario per seguirne lo sviluppo, i locali che le accolsero si rivelarono assai disagiati: l’edificio era in stato di abbandono e tutto infestato dai topi e dagli scarafaggi, le mura erano umide, gli infissi sconnessi e spesso mancanti, la povertà dei mobili, di utensili e di biancheria per la casa, per la Chiesa, estrema. Totalmente mancante la luce e ogni mezzo di comunicazione con il centro abitato. L’acqua veniva da una vecchia cisterna di acqua piovana.

Quando si iniziarono i lavori per il nuovo progetto, la presenza e l’attività di ingegneri, geometri ed operai delle diverse ditte, resero indispensabile l’espletamento di altre svariate attività. Di giorno, oltre che pulire e vegliare sul Santuario, si preparava il pasto per tutto il personale, si registravano le entrate e le uscite di materiale e attrezzature dai depositi. Di sera, fino a tardi, si cuciva la biancheria per la casa e si preparava tutto l’occorrente per la dignitosa celebrazione del culto liturgico. Tutto a lume di candela.

Nell’agosto 1958 i locali della nuova Casa del pellegrino di S. Cosimo furono arredati per ospitare il pre-Seminario. Vi vennero accolti i chierichetti provenienti dalle parrocchie della diocesi di Oria per frequentare in loco la 4 ° e 5° elementare: sezioni ivi istituite dalla Direzione Didattica di Oria.

santuario_s_cosimo

Il Santuario di San Cosimo alla Macchia ristrutturato.

Le Suore perciò si addossarono anche la cura della cucina, delle pulizie, del guardaroba dei ragazzi del pre-Seminario, mentre il Cappellano del Santuario, don Michele Chirico, insieme all’Assistente, sig. Mimmo D’Amico, si occupavano della parte spirituale, dello studio e della disciplina.

Le spese di tutta questa impresa erano notevoli e la Rettoria del Seminario non era in grado di assumere tutto il personale necessario per le crescenti necessità, e allora le Oblate, per far fronte alle esigenze dei pellegrini e autofinanziarsi, dovettero prendersi carico dei servizi di ogni genere, compreso il pronto soccorso e la vigilanza per tutti i servizi.

Nel 1959 durante l’estate a S. Cosimo, quando i ragazzi del pre-Seminario erano in vacanza, i locali già attrezzati si usarono per Colonia estiva, sempre due turni: prima i maschietti e poi le femminucce, provenienti dai paesi della Diocesi.

Col crescente sviluppo degli edifici e delle attività a cui erano destinati, cresceva sempre di più anche il numero dei pellegrini, e quindi la necessità di organizzare e riordinare la vita religiosa del Santuario. E il moltiplicarsi delle Sante Messe, la presenza di vari Confessori oltre che del Cappellano stabile e delle Suore, richiedeva sempre maggiore lavoro e sacrificio. In breve, le Oblate dovettero assumere tante e tante mansioni che, nel periodo tra maggio e settembre, le altre Case dell’Istituto dovevano mandare tutte le Suore disponibili nelle domeniche e nelle altre festività a dare una mano al Santuario.

Così fino al 18 Marzo 1978. Fino a quando cioè, con la rinunzia di Mons. Semeraro alla diocesi di Oria per i prescritti limiti di età e il cambio della direzione pastorale della diocesi, sorsero incomprensioni, difficoltà e controversie.

La rinuncia

Infine, le Oblate, per amore di pace e per il bene spirituale dell’Istituto, preferirono rinunciare a quella Casa di S. Cosimo che avevano per tanto tempo vagheggiato potesse divenire la loro Casa Madre.

In realtà le Oblate di Nazareth non cessarono mai di amarla, quella Casa dei Sacrifici e dei miracoli, solo che scelsero di confermarsi come comunità di “obbedienza”, lo speciale carisma della Casa di Nazareth.

Accadde nel 1° Capitolo Generale del 1980, lo stesso Capitolo che elesse per la prima volta Suor Filomena Gallo, una Suora della prima ora, Madre generale delle Oblate di Nazareth.

Il regolamento

Il regolamento per le prime Oblate di Nazareth, redatto dal fondatore, Mons. Alberico Semeraro, porta la data: S. Cosimo alla Macchia, 10 gennaio 1956, e presenta, a solenne premessa, l’icona della vergine di Nazareth come l’icona della Maestra e del Modello, oltre che della Madre delle Oblate.

“La Vergine Maria SS.ma visse tanti anni a Nazareth occupandosi materialmente delle piccole faccende domestiche. Sapeva però, nella sua fede vivissima, che Gesù, affidato alle sue cure materne e crescendo simile in tutto agli altri ragazzi, era in realtà il Figlio di Dio fattosi uomo e che si preparava a fondare la Chiesa e a morire per dare così la massima gloria a Dio Padre e la salvezza all’intera umanità.

Essa dunque, con i piccoli e umili servizi di casa, sapeva e intendeva collaborare nel miglior modo a quest’opera di redenzione, la affrettava con la sua preghiera e con i suoi quotidiani sacrifici, mentre con la sua mente contemplava, con infinita ammirazione e giubilo, la misericordia di Dio, che ama servirsi di cose piccole per compiere cose grandi”.